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Us-Up-In-Them-Down-Out: ‘Trespass My Skin’

«Puoi vedere quanto una persona sia civilizzata dal modo con cui costruisce un confine tra ‘noi’ e ‘loro’. Credo che sia qualcosa che riguarda anche la famiglia. Se una famiglia è composta da una o due persone, questi non avranno un orizzonte molto aperto, mentre cambia totalmente il discorso se la famiglia è il mondo intero.
Questo è un grande risultato»
[Peter Gabriel – 2004]

Il confine è un concetto importante di quest’opera.
E il confine viene richiamato anche dai tre pannelli che vengono allestiti all’interno del negozio, sui quali campeggia la scritta ‘Trespass My Skin’ (trad: oltrepassa il confine della mia pelle).

Perché proprio questa scritta, che peraltro richiama uno dei lavori maggiormente significativi di Gabriel all’epoca dei Genesis, ‘Trespass’ del 1971?
Perché la pelle è il confine ultimo che ci separa da coloro che ci circondano.
Rispondere alla domanda ‘chi siamo?’ significa tracciare mentalmente una linea di confine. E’ percepire ciò che si trova all’interno di tale confine come il proprio Sé e ciò che è il Non-Sé, all’esterno di questo confine. La propria auto-identità dipende dunque da dove uno traccia tale confine.
E, fisicamente, il confine ultimo tra ‘noi’ e ‘loro’ è rappresentato proprio dallo strato di epidermide, poiché tutto ciò che si trova all’interno del confine della pelle è percepito in un certo senso come ‘me’. Il resto, là fuori, è il ‘non-me’.
Anche se la questione sui confini è molto più articolata e si trova su più livelli, la pellicola della pelle che racchiude anche la nostra acqua, i nostri liquidi, diviene elemento centrale dell’opera.
Riuscire a passare oltre questo confine diviene quindi basilare per raggiungere uno stato di consapevolezza globale.

trespass2Di fronte ai tre pannelli è posta una ciotola di legno, all’interno della quale vi sono delle foglie di alloro. La pianta della gloria e del successo sembra essere un elemento estraneante rispetto all’intera composizione e difficilmente se ne può comprendere l’appartenenza a prima vista. Ma niente è casuale nella vita e tutto ha una sua ragione d’essere.

A volte le teorie più belle, alte e illuminate, finiscono con lo scontrarsi con piccoli particolari quotidiani. Ecco quindi che mentre l’artista filosofeggia nella parte verticale dell’opera, quella che si eleva verso l’alto, di un abbattimento anche del confine ultimo che ci separa dagli altri, al fine di poter vivere in una comunione globale, si scontra con il quotidiano, rappresentato dall’orizzontale della ciotola posata ai piedi e riempita di alloro. Quell’alloro che ogni giorno vede e che rappresenta il confine tra lui e la il suo vicino nella propria abitazione.

trespass3Un momento quindi di riflessione e autocritica: spesso guardiamo a concetti alti, ma nella vita quotidiana viviamo in un giardino delimitato dalla siepe di alloro che ci protegge dagli sguardi dei vicini, dalla sua vita, dal suo essere.

La stessa medaglia, quindi, che ha due facce: il confine che si apre verso il mondo, ma che si chiude sul nostro mondo, proteggendolo da chi potrebbe intrufolarcisi.
La teoria e la pratica.
La vita sognata e la vita vissuta.
L’utopia e la realtà.

Contrapposizioni sulle quali raramente ci fermiamo a pensare e che proprio quest’opera vuole evidenziare, affinché siano spunto di riflessione.

 

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