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Damien Rice – My favourite faded fantasy

20459-my-favourite-faded-fantasyDamien Rice torna, con ‘My Favourite Faded Fantasy’, dopo otto lunghi anni di silenzio. Otto anni che, ascoltando le otto tracce (ebbene sì il numero sembra ricorrere), ci appaiono ancora più lunghi. Come se di quel silenzio al quale ci ha ‘condannati’ ci si accorgesse solo adesso quanto è stato pesante e quanto Rice ci sia mancato.

Otto anni in cui è passato attraverso la separazione dalla sua ‘storica’ fidanzata e collaboratrice artistica, Lisa Hanningan. Otto anni in cui è cresciuto come persona e, in qualche misura come musicista.

Non sono stati otto anni di completo silenzio, ogni tanto ha fatto qualche (seppur rara) apparizione live, regalando emozioni che andavano a ripescare sia in ‘O’ che in ‘9’.

Adesso, però, torna con un album completamente nuovo, dagli stessi toni ‘malinconici’ a cui ci ha abituati e di cui – forse – sentivamo la mancanza.

Una melanconia dolce, che accompagna lungo una riflessione che si snoda canzone dopo canzone.

Un po’ come quel tempo autunnale, un po’ nebbia, un po’ pioggia, che parla sottovoce, che non urla, non strepita, forse non è nemmeno troppo allegro, ma che fa venire voglia di guardare a quei dettagli che, in altri momenti, non si riesce a cogliere per la troppa luce o la troppa fretta.

Le ombre, più delle luci.

E’ questo che Damien Rice con il suo ‘My Favourite Faded Fantasy’ ci porta a esplorare. Il percorso è personale. Le storie sono le sue. Ma alla fine nel suo racconto ognuno può trovare un pezzetto di se stesso, in un momento o nell’altro della vita.

Anche le melodie che a un primo ascolto appaiono più ‘semplici’ (ad esempio ‘The Box’), ad ascolti successivi svelano i loro segreti e quella chitarra messa lì a fare da contrappunto a un pianoforte, o quegli archi che accompagnano la chitarra, non sono scelte casuali o dettate da un’armonia più facile, bensì una scelta fatta pensando a una perfezione che Damien Rice insegue con ottimi risultati.

L’orchestrazione è sempre abbastanza ricca e accurata – del resto il produttore è quel Rick Rubin che non ha certamente bisogno di presentazioni – così come lo è l’arrangiamento dei singoli pezzi.

Ne esce fuori un disco che non può non lasciare il segno. Il segno nella musica, ma anche il segno nell’anima di chi lo ascolta.

E, alla fine, quando l’ultima nota di ‘Long long way’ si è spenta, non si può che dire con Rice ‘Not enough’. E la sua ‘sbiadita fantasia preferita’ torna a suonare dall’inizio e a raccontarci la sua storia.

TRACKLIST

  1. My favourite faded fantasy
  2. It takes a lot to know a man
  3. The greatest bastard
  4. I don’t want to change you
  5. Colour me in
  6. The box
  7. Trusty and True
  8. Long long way

https://www.youtube.com/watch?v=CkdjaxYSMZ4

Hits: 2

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