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Aspettando ‘Moon Shaped Pool’, un tuffo in ‘Burn the Witch’ dei Radiohead per la regia di Chris Hopewell

screen-shot-2016-05-03-at-6-21-30-amI colori sono chiari, le figure rassicuranti, i simboli parlano di un idilliaco paesaggio tra fiori e alberi e frutti. Certo, quei fiori sono messi a decorazione di un patibolo e questo un po’ da pensare.
Gli abitanti, tutti vestiti in sgargianti e felici colori, in ordine loro stessi, sono tutti indaffarati ad abbellire il paese. Beh, si, magari segnano con una ‘X’ rossa una porta e questo non è rassicurante, ma lo fanno sorridendo e questo, invece, è rassicurante.
L’arte la fa da padrona: ci sono rappresentazioni nelle piazze, beh, si, si mette in scena un rito di sacrificio, ma suvvia, non ci faremo mica spaventare da così poco?
Lo sguardo a momenti perplesso dell’ispettore in effetti mette sull’avviso, ma è solo quando lo fanno salire sul grande monumento di legno – anzi ‘nel’ – e la porticina si chiude che si ha la misura di quanto sta per accadere.
Eppure, loro, gli abitanti del ‘Model Village’ sorridono e salutano a favore di telecamera, mentre il pover’uomo sta andando a fuoco.

Il plot del video di ‘Burn the Witch’ è quanto meno inquietante. Ed è tanto più inquietante, quanto i colori, i toni e le immagini sembrano rassicuranti. A partire dall’uccellino che apre e chiude il video.
Tutto è stato studiato per creare ansia e disagio. Tutto è stato pensato per dare alla storia una connotazione oscura, paradossalmente sottolineata dall’atmosfera idilliaca del video.
Un grande lavoro di Chris Hopewell che fa da perfetto contrappunto al brano ‘Burn the Witch’ dei Radiohead, che anticipa di qualche settimana l’uscita del nuovo lavoro ‘Moon Shaped Pool’, in uscita il 17 giugno.

In questo brano – ma vedremo anche nel resto dell’album – l’atmosfera evocata dai Radiohead è assolutamente oscura, inquietante e ansiogena.
La grandezza di Chris Hopewell – che ha già lavorato con i Radiohead per ‘There There’ – è quella di recuperare dalla tv dei ragazzi inglese un programma molto famoso degli Anni Sessanta, The Trumpton Trilogy, ed adattarlo a questo contesto, lavorando in un formidabile stop-motion.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: dopo una moltitudine di video che aggiungono poco o niente a questa che è in tutti i suoi aspetti una forma d’arte, questo lavoro di Hopewell arriva a dare una boccata d’ossigeno a tutti coloro che amano i clip.
Guardarlo, ascoltare la canzone e avvertire un senso di disagio è un tutt’uno.

La musica dei Radiohead non nasce per generare uno stato di serenità, ma per sollevare dei problemi e non è un caso che chi ha lavorato a fianco della band per questo album, racconti che è fortemente influenzato dai problemi che affliggono la nostra società e, in particolare, questo brano, sembra sia stato ispirato dalle intolleranze razziali che si stanno registrando un po’ in tutta Europa. Qua siamo di fronte, quindi, a un esempio perfetto di immagini che sposano la musica e musica che sposa le immagini.

Il momento più alto resta – forse – quando, alla fine, l’ispettore viene fatto accomodare suo malgrado nel ‘wicker man’ e, su un muro di chitarre, sguaiato, tagliente, forte, bellissimo, lo vediamo bruciare, per poi scoprire (ma solo a musica finita) che riuscirà a fuggire, mentre l’uccellino cinguetta, lasciandoci con un’ombra di disagio che non ci abbandonerà facilmente, anche perché, come dice e ripete la canzone ‘We Know Where You Live’.

BURN THE WITCH
Radiohead – 2016

Stay in the shadows
Cheer at the gallows
This is a round up

This is a low flying panic attack
Sing a song on the jukebox that goes

Burn the witch
Burn the witch
We know where you live

Red crosses on wooden doors
And if you float you burn
Loose talk around tables
Abandon all reason
Avoid all eye contact
Do not react
Shoot the messengers

This is a low flying panic attack
Sing the song of sixpence that goes

Burn the witch
Burn the witch
We know where you live
We know where you live

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