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‘The Sunny Side of the Dark Side’: una raccolta per ‘raccontare’ Maurizio Marsico, pioniere pop e della contaminazione

Maurizio Marsico è stato un pioniere pop, capace di mescolare punk,
wave, dance, rap e dub con l’estetica e l’urgenza dell’Italia di Frigidaire e Stefano Tamburini.
‘The Sunny Side of the Dark Side’ è una raccolta esaustiva di inediti e classici delle migliori produzioni di Maurizio, comprendente lavori usciti come Monofonic Orchestra, The Space Boys, Fontana e Frisk the Frog.
All’interno della raccolta sono presenti anche le inedite, ‘Tongue In Cheek Giulia’,
‘My Head Is A Broken Heart’ e ‘Crish Crash’, con testi scritti da Stefano Tamburini.

Nelle note di copertina, Christian Zingales ha tracciato un perfetto quadro di questo disco. Ecco le sue parole.

«Dopo le nubi plumbee degli anni ’70 il mondo stava cambiando faccia e Maurizio Marsico, fresco di session newyorchesi con Rhys Chatham inaugurava gli ’80 con un paio di dischi sperimentali su Italian Records a nome Monofonic Orchestra, ‘Music Design’ e ‘Friends’ Portraits’.

Stefano Tamburini, creatore del leggendario Ranxerox disegnato da Tanino Liberatore, spettatore in incognita a NY, lo incoronava così sulle pagine di Frigidaire: “Le cose più belle in assoluto a New York le ho sentite dalla Monofonic Orchestra (l’italiano Maurizio Marsico più guest star): complimenti, cazzo! Altro che Glenn Branca e il suo branco di coglioni schitarranti da avanguardia da oratorio”.

Era l’inizio di un’amicizia borderline che oltre gli eccessi aveva collante soprattutto nella febbrile e colorata creatività, nella dedizione per il frammento più o meno eversivo, nel cazzeggio geniale. Tamburini (un genio ucciso dall’eroina nel 1986) fa un nastro intitolato “Thalido Music For Young Babies” e lo veicola a nome Mongoholy-Nazy, dentro ci sono flash del live marsicano a NY.

Maurizio canta delle canzoni con i testi scritti da Stefano, mood molto love songs da serial killer, si intitolano ‘Tongue In Cheek Giulia’, ‘My Head Is A Broken Heart’ e ‘Crish Crash’, inedite finora, ritenute perse, le potete ascoltare in tutta la loro gloria lo-fi per la prima volta proprio su ‘The Sunny Side of the Dark Side’. In una scaletta che poi, attraverso un altro trittico di inediti nell’Exploding Plastic Inevitable virata new-wave di ‘Luce bianca rumore bianco’, la suadente ‘Lunatica You’ e l’urbana ‘Overground’ (queste due rispettivamente con guest-star come Gianluigi Trovesi al clarinetto basso e Mauro Spina alla batteria), ritrae il Marsico più fumettoso e mutante.

‘The Sunny Side of the Dark Side’ è l’istantanea di un luna park temporaneo, mostra la parte divertente di una storia vissuta sul lato selvaggio, con gli eccessi e le droghe che avrebbero portato a morti o vite da ricostruire, e documenta la transizione dell’allora stella nascente della sperimentazione – con studi di jazz, elettronica ed etnomusicologia al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano – verso territori irregolarmente pop.

Sono gli anni ’80 nel loro boom post-moderno, tra video-art, graffiti, rap, Marsico è un fumetto in carne e ossa che si muove ad alta velocità tra la televisione (“Obladì Obladà” su Rai 1, dove punteggia con stranianti stacchetti e jingle una esordiente Serena Dandini intenta a leggere un avanguardistico TG) e la vita notturna, che lo registra a Milano in club come il Plastic, o dovunque lo porti la combustione, come un animale da party piuttosto pericoloso. È in questo contesto che nascono pezzi come ‘Rap’n’Roll’ a nome Frisk The Frog, di cui su Frigidaire esce la versione fumettistica di Mattioli, autore del testo e curatore anche della grafica del disco, e di cui invece su youtube potete recuperare oggi l’incredibile video: sembra una parodia da hipster degli ’80 ma è la real thing. O le due folgoranti uscite dada-surf in salsa elettronica supervisionate dalla produzione immacolata dei La Bionda, il 12” ‘Silver Surfin’ (con al mixer Jurgen Koppers, già ai controlli sulla moroderiana ‘I Feel Love’ di Donna Summer), una gemma che unisce un impianto motorik con chitarre panoramiche a melodie perfette e sonorità da jingle televisivo che era stata abbozzata nella sua versione embrionale nella famosa esibizione newyorchese, e ‘Takita-Kamati’, il 45 giri dei Fontana, mitologico trio insieme a Luca Majer e il compianto Al Aprile (con al basso Les Hurdle, che aveva suonato nel primo album di Lou Reed), un prodigio off-dance tutto declinato in lingua maori, o ancora l’electro muscolare di ‘Funk Sumatra’, che suona come un incontro di pugilato tra Afrika Bambaataa e Ranxerox e ha tra l’altro un’assonante copertina di Tanino Liberatore, o lo spleen italo-disco di ‘Baby Blue’ a nome Soul Boy (le ultime due una collaborazione con Luigi Macchiaizzano), gli Art Of Noise virati cartoonia di ‘Cow Cow’ a nome The Space Boys, i due pezzi dalla colonna sonora di ‘Mefistofunk’, per quello che era, come da note, “il primo film elettronico interamente realizzato in Italia”, il Venus In Furs pastiche di ‘Arredo Vestitivo’ e ‘Lucy’s 1st Appointment’, sorta di Lennie Tristano in allucinazione elettronica che suona come il big bang della mutazione marsicana.

Tutta roba di culto che non trovò grandi riscontri commerciali ma contribuì a creare un mostro underground, e che ci restituisce oggi il lato più giocoso e creativo di un artista più attuale e fresco che mai».

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