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Crowded House: il mistero di una band semisconosciuta che ha creato canzoni conosciute da tutti

Un mito assoluto in Australia e pressoché sconosciuti nel resto del mondo, i Crowded House hanno scritto alcune delle migliori canzoni pop tra la fine degli Anni ’80 e i primi Anni ’90.

Un trio guidato dal neozelandese Neil Finn, talentuoso artigiano di preziose armonie. I Crowded House si sono formati nel 1985 dai disciolti Split Enz e dall’incontro del bassista Nick Seymour con il batterista Paul Hester e Neil Finn, appunto.

Il primo album omonimo esce nel 1986 e riceve poche attenzioni, probabilmente dovute alla scarsa promozione della Capitol Records, ma grazie a un lungo tour acustico in America e in Canada la band comincia ad avere un proprio pubblico.

E’ con il terzo singolo Don’t dream it’s over” che i Crowded House ottengono improvvisamente la fama mondiale raggiungendo il numero 1 in Canada e il numero 2 negli Stati Uniti.

Un gioiello di pop intelligente, una maestosa ballata beatlesiana scritta ad arte che resterà l’unico grande successo della band e che regalerà al trio il MTV Video Awards nella categoria “Best new artist of the year 1987”.

A questo punto l’album “Crowded House”, trainato dalla successo internazionale di ‘Don’t dream, it’s over’, prende il volo facendo uscire alla luce piccoli grandi capolavori come ‘World where you live’, ‘Mean to Me’, ‘Something so strong’, ‘Now you’re getting somewhere’, dove il talento di Neil Finn si mostra in tutta la sua grazia e i testi si fondono perfettamente con le melodie leggere e indimenticabili.

Il secondo album ‘Temple of Low Men’ mostra la notevole progressione compositiva di Neil Finn, un album di atmosfere più scure, meno effervescente del precedente, che lo rendono più difficile ad un primo ascolto ma altrettanto sorprendente e straordinario.

Ma ‘Temple of Low Men manca l’appuntamento con il successo in America e in Europa. Eppure anche questo disco è un concentrato di grandi canzoni come ‘I feel possessed’, ‘Better be home soon’, ‘Into Temptation’, ‘Never be the same’, ‘Sister Madly’. Nonostante le difficoltà che il disco trova per imporsi nel mercato discografico mondiale, in Australia e in Nuova Zelanda, i Crowded House sono ormai The Big Thing, e il tour promozionale sarà oceanico in tutti i sensi.

Nel 1991, in piena esplosione Grunge, esce il terzo album “Woodface” che verrà tristemente affossato dalla scelta sbagliata dei due primi singoli, troppo deboli per il nuovo contesto discografico.

Sarà ancora il terzo singolo a rivitalizzare le sorti della band: ‘Weather with you’ sarà un successo in Gran Bretagna e Canada.

Woodface’ non è album centrato, forse troppo lungo e mostra un primo passo falso della band, nonostante contenga al suo interno bellissime canzoni come ‘Fall at your feet’, ‘Four seasons in one day’, ‘Weather with you’, ‘As sure as I am’, ‘She goes on’, ‘It’s only natural’.

Nel 1993 esce il quarto album ‘Togheter Alone’ che chiuderà la prima fase dei Crowded House. Nella band è entrato anche il chitarrista americano Mark Hart.

Together Alone’ è l’ultimo capolavoro, uno straordinario album di addio che i Crowded House danno al mondo. Il tour europeo sarà un successo, così come quello nel continente americano.

Un album più sperimentale e vario che mischia riferimenti della tradizione Maori alle chitarre elettriche occidentali. Ma soprattutto ‘Togheter alone’ è un’ulteriore prova della maestria di Neil Finn nel costruire canzoni, una musica leggera capace di sollevarsi e sollevare, con un’ indistruttibile dignità artistica e sincerità compositiva.

In Italia continuano ad essere sconosciuti o sottovalutati.

Le canzoni di ‘Togheter Alone‘ da ricordare sono tante: ‘Distant Sun‘, ‘Nails in my feet‘, ‘Fingers of Love‘, ‘Locked out‘,’Catherine Wheels‘, ‘Private Universe‘; ma è l’album nel suo insieme ad uscire bene, preciso.

La band però è arrivata al capolinea. Il batterista Paul Hester lascia la band, poco prima della fine del tour europeo, per motivi familiari e i Crowded House mesi dopo si sciolgono.

Ci sarà un ultimo appuntamento finale con tutti i membri della formazione originale, il concerto di beneficenza per il Sydney’s Hospital Fund, un concerto di addio al Sydney Opera House, nel giugno del 1996, davanti a 100mila spettatori in lacrime.

L’ultima canzone suonata sarà ‘Don’t dream it’s over‘ ed è così che i Crowded House, alla fine, si congedano musicalmente dal mondo.

Uscirà un’eccellente greatest hits: ‘Recurring Dream’, che oltre a raggiungere le vette delle classifiche americane, australiane e britanniche, sarà un’imperdibile raccolta delle migliori canzoni scritte negli anni. Un testamento che mostra lo spessore di una pop band eccezionale.

Il 26 marzo del 2005 il batterista Paul Hester verrà trovato impiccato ad un albero nel Elsternwick Park vicino casa sua a Melbourne, divorato da una lunga depressione che si trascinava dietro da anni.

Per anni Neil Finn continua la sua carriera da solista con album notevoli come ‘One Nil‘, immortalato dal bel dvd e album live con un line-up di amici: Johnny Marr (The Smiths), Eddie Vedder, Lisa Germano, Sebastian Steinberg(Soul Coughing) nonché Phil Selway e Ed O’Brian dei Radiohead.

Nel 2007 i Crowded House registrano un nuovo album ‘Time on Earth‘, che già dall’esplicita copertina, del bassista Nick Seymour – peraltro autore di tutte le copertine dei dischi della band -, vuole essere un ricordo all’amico scomparso tragicamente

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I Crowded House restano questa “grande cosa” sconosciuta ai più, ma il fatto è che il misterioso potere che le canzoni si portano dentro, ci permette di conclamarli come una delle più grandi (e sottovalutate) band di sempre.
Se fossero stati americani o inglesi, di sicuro, oggi saremmo a raccontare una storia diversa ma questo poi alla fine non è importante.

Le canzoni sono quello che restano.

Ecco una tracklist per conoscere meglio questa band

  1. MEAN TO ME (Crowded House)
  2. WORLD WHERE YOU LIVE (Crowded House)
  3. DON’T DREAM IT’S OVER (Crowded House)
  4. FALL AT YOUR FEET (Woodface)
  5. LOCKED OUT (Togheter Alone)
  6. DISTANT SUN (Togheter Alone)
  7. WEATHER WITH YOU (Recurring Dream Version)
  8. BETTER BE HOME SOON (Temple of Low Men)
  9. I FEEL POSSESSED (Temple of Low Men)
  10. FOUR SEASONS IN ONE DAY (Woodface)
  11. NOW WE’RE GETTING SOMEWHERE (Crowded House)
  12. KARE KARE (Togheter Alone)
  13. IN MY COMMAND (Togheter Alone)
  14. NAILS IN MY FEET (Togheter Alone)
  15. FINGERS OF LOVE (Togheter Alone)
  16. PINEAPPLE HEAD (Togheter Alone)
  17. PRIVATE UNIVERSE (Togheter Alone)
  18. INTO TEMPTATION ( Temple of Low Men)
  19. SISTER MADLY (Temple of Low Men)
  20. NEVER BE THE SAME (Temple of Low Men)
  21. SHE GOES ON (Woodface)
  22. AS SURE AS I AM (Woodface)
  23. IT’S ONLY NATURAL (Woodface)
  24. SOMETHING SO STRONG (Crowded House)
  25. I LOVE YOU DAWN (b-side)
  26. CATHERINE WHEELS (Togheter Alone)
  27. POUR LE MONDE (Time on Earth)

1 pensiero su “Crowded House: il mistero di una band semisconosciuta che ha creato canzoni conosciute da tutti

  1. Io sono nata negli anni ’50 e sono stata una fan sfegatata dei Beatles, perchè non conoscevo i Crowded House.
    Li ho scoperti per caso tramite la cover “Alta marea” di Venditti.
    Sono favolosi sia come musiche che come testi !
    Anche se a malincuore, li considero superiori ai miei amati Beatles.
    Manuela

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