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Fell on Black Days – La morte di Chris Cornell oscura il mondo della musica. Nel suo ricordo, la storia del grunge

Chi aveva più o meno 20 anni all’inizio degli Anni ’90 e ha avuto la fortuna di imbattersi nella nuova musica americana di quel momento, sa bene che oggi è un giorno nero. Chris Cornell è morto.

Chris Cornell era il frontman dei Soundgarden, una delle grandi band di quel nuovo suono che veniva da Seattle e che fu velocemente etichettato come Grunge.

Dopo un decennio di musica elettronica, tastiere, capelli cotonati e batterie elettroniche, il rock tornò a farsi sentire in maniera sorprendentemente potente. Finalmente chitarre elettriche distorte, capelli lunghi e veri concerti dal vivo.

E’ stato detto e scritto tanto sul Grunge, in tanti si sono chiesti quanto fosse sincero, quanto fosse innovativo o semplicemente una moda. Probabilmente tutto ciò e molto altro ancora.
Quello che è chiaro, senza ombra di dubbio, è che per un ventenne nel 1991, questa folle e distorta onda che arrivò all’improvviso dagli Stati Uniti fu la nuova musica.

 

 

Una nuova musica per una nuova generazione.

 

 

Così come era successo alla fine degli Anni ’60 e ’70, così come era stato per la New Wave britannica degli Anni ’80, finalmente anche la nuova generazione aveva la sua musica, con i propri miti e con le proprie band da amare. Una sottocultura underground che usciva dal nulla per affermare la propria distanza dalla realtà esistente, e lo fece senza compromessi e con una novità sonora unica.

E’ chiaro che niente s’inventa completamente nel mondo del rock, tutti abbiamo dei padri da seguire o da distruggere, ma da Seattle il Rock alternativo tracciò una nuova strada.

I Sonic Youth, i REM e i Pixies, già da alcuni anni, stavano dimostrando che poteva esserci qualcos’altro (oltre a MTV) ma è proprio a Seattle che il miracolo musicale arrivò a compimento.

Una piccola comunità di musicisti, un po’ amici e un po’ rivali, dopo aver passato anni a strimpellare nelle loro camerette i Led Zeppelin, i Sex Pistols, gli Who, i Metallica (ma anche i Kiss e i Ramones) si trovò a sviluppare un suono diverso e con parole di fuoco ispirate dalla loro misera esistenza quotidiana di disadattati, tossici o semplicemente diversi e alternativi.
Fu un corto circuito potente come raramente accade nella musica.

Nirvana, Alice in Chains, Pearl Jam e i Soundgarden alzarono gli amplificatori a tutto volume, imponendo al mondo di guardare. E così come le buone rivoluzioni fanno, per un pò tutto cambiò.

Sparì il pop e ovunque il suono delle band si fece più asciutto e distorto.

Una quantità di nuovi gruppi portarono nuove idee, mischiando tutto quello che c’era di alternativo nella cultura underground. Un crossover micidiale che veniva dal basso.

I Red Hot Chili Peppers asciugarono il loro funk in “Blood Sugar Sex Magic”, i Beastie Boys sfornarono gioielli di Hip-Hop targato NY, i Pantera spinsero il Metal alla perfezione sonora con “Far Beyond Driven”, Beck ci ricordò che la lezione di Dylan poteva essere ancora poeticamente valida, I R.A.T.M. mischiarono i Clash e i Public Enemy con l’Hard Rock e poi i Primus, Dinosaur Jr, Smashing Pumpkins.
Una sequenza interminabile di grandi album, che in una giornata come quella di oggi, fa male soltanto a ripercorrerla mentalmente.

Dopo lo scioglimento dei Mother Love Bone, i Soundgarden diventarono la prima band di Seattle, definendo il suono della città.
Un Hard-Rock potente con vistose influenze Metal ma che mostrava nelle liriche di Chris Cornell (rispetto alla muscolarità dell’Heavy Metal) un profondo rapporto col proprio mondo interiore, con tutte le fragilità di una generazione della provincia americana post-reaganiana, strafatta di droghe e alcool ma che sapeva suonare come pochi avevano fatto prima, e soprattutto come nessuno stava facendo in quel momento.

I Nirvana con “Nevermind” e i Pearl Jam con “Ten” portarono questo mondo al grande pubblico, per poi, così come era arrivato, appena tre/quattro anni dopo, la fiamma del “Grunge” cominciò a spegnersi.

Oggi ci restano i dischi, le canzoni, i concerti visti, i tanti nostri riff di chitarra copiati e le tante ore passate ad ascoltare ‘Black Hole Sun’, ‘Jesus Christ Pose’, ‘Rusty Cage’, ‘Spoonman’, ‘My Wave’, ‘Fell on Black Days‘.

Come si dice troppo spesso ultimamente: Buon viaggio Chris. Grazie davvero.

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