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Una passeggiata nel percorso artistico e umano del grande Angelo Branduardi sul palco del Teatro del Giglio

‘Camminando Camminando’ è il titolo dello spettacolo che Angelo Branduardi ha portato in scena domenica 28 maggio al Teatro del Giglio.
Ed è stata proprio una ‘passeggiata’ musicale, quella che Branduardi ha fatto fare al pubblico del Giglio. Una passeggiata che si è snodata dalla storia della musica, fino ai giorni nostri, attraverso la sua musica.

Branduardi è apparso in forma su alcuni pezzi, meno su altri, ma questo non ha interrotto quell’atmosfera magica che il menestrello è riuscito a creare – anche grazie alla ‘complicità’ della chitarra e delle tastiere di Maurizio Fabrizio – e che ha incatenato alle poltrone del teatro lucchese per quasi due ore il pubblico che non ha mancato l’appuntamento.

Branduardi ha ripercorso alcune delle tappe fondamentali della propria carriera: da pezzi più ‘antichi’ come ‘Il dono del Cervo’, fino a canzoni più recenti, intrattenendo il pubblico con brevi spiegazioni delle scelte effettuate.
Prima, però, di passare al suo repertorio, Branduardi si è concesso un viaggio alle radici della sua musica, eseguendo alcuni madrigali e musiche di Monteverdi che hanno creato il suo background e contribuito a farlo divenire il menestrello che tutti conosciamo.

Ha anche scherzato sul fatto che il tema principale di tutte le storie narrate sia la morte, sempre presente come protagonista diretta o indiretta delle canzoni, a dispetto della musica in genere lieve e dolce. Un contrasto che fa mantenere il contatto con la realtà, pur proiettando in un mondo fantastico, fatto di animali parlanti e di personaggi strani.

La serata con Branduardi è stata realmente una passeggiata nell’arte di un grande artista e viene spontaneo dimenticare le défaillances che possono esserci state a livello vocale.
Unica vera pecca: non ha eseguito né ‘La Pulce d’acqua’, né ‘La Fiera dell’Est’ e, francamente, queste due canzoni sono mancate.

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