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Forse non sapremo se questa è la vita che realmente vogliamo, come domanda Roger Waters, ma di sicuro è l’album che volevamo

Lo stesso fatto che dopo 25 anni, Roger Waters abbia trovato qualcosa da dire e da suonare è già assolutamente una notizia positiva. Molti suoi ‘colleghi’, infatti, arrivati alla sua età, di fatto, vivono di rendita e ripropongono all’infinito le loro (magari riguardevolissime) carriere.

Lui no. Roger Waters ha deciso che era il momento di ‘dire la sua’ e lo ha fatto con un nuovo album, ‘Is This The Life We Really Want?’.

Già il titolo la dice lunga su quello che ci vuole dire Roger Waters con questo disco. Come sempre, Waters rappresenta il suo tempo attraverso i suoi testi. Ne trova i punti deboli, lo viviseziona e ne fa una critica a dir poco feroce.
E, anche questa volta, non poteva essere diverso. Chi poteva essere il bersaglio di Waters? Ovviamente lui: Donald Trump.

Già alcuni mesi fa, il musicista aveva promesso che avrebbe riportato in scena ‘The Wall’ solo per Trump e lo avrebbe fatto al confine con il Messico. Per ora ha accantonato il progetto per dare spazio a qualcosa di più: un nuovo disco nel quale attacca più o meno apertamente dall’inizio alla fine il nuovo presidente americano.

‘Is This The Life We Really Want?’ è un disco che suona fin dalle prime note ‘suo’, nel senso che ci si sentono gli echi dei Pink Floyd ma anche dei suoi lavori da solista.
Chi ha amato e ama i Pink Floyd, non potrà che adorare questo disco e magari divertirsi a trovare i richiami a questo o quel lavoro del passato.
Chi non li conosce, ci si potrà avvicinare attraverso un lavoro di oggi, che parla di oggi e che tratta problemi che ogni giorno sentiamo sulla nostra pelle.

Sicuramente non ci sono suoni nuovi. Non ci sono sperimentazioni. Ma si ritrovano le atmosfere tipiche di Waters, sia che affronti ‘muri’ o  ‘animali’.

I temi, come dicevamo, sono legati all’attualità, ma non solo: ci si trovano – ancora – le tracce della perdita del padre, il ‘noi’ e ‘loro’ che sempre ci accompagna nelle sue composizioni, una critica feroce a una società sempre più individualista e sempre più legata al potere economico, anziché ai valori sociali. Ci sono tutti e va bene così.

Il vero dubbio che viene ascoltandolo è se saremmo così ‘buoni’ con altri artisti, oppure se l’amore incondizionato che questo egocentrico, a tratti paranoico, sicuramente sempre attento artista ci ispira un po’ falsi il giudizio su questo disco, dove non si sente niente di nuovo. Che potrebbe avere una settimana, un mese, una decade o più senza che niente lo scalfisca.

Ma alla fine è così un male essere ‘senza tempo’?

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