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La travolgente magia psichedelica dei Goat trova la sua sublimazione nella dimensione live

Colorati, psichedelici, travolgenti: sono i Goat, visti alla trentacinquesima edizione del Womad Festival in una delle loro poche apparizioni estive di quest’anno.

I Goat erano headliner della giornata centrale del Womad, il venerdì, e sono saliti – puntuali – sul palco della Siam Tent hanno dato prova di tutta la loro forza live.

Infatti, se nei lavori discografici se ne può apprezzare la freschezza musicale, dal vivo, i Goat danno veramente il loro meglio.
Tutta la loro forza, il loro magnetismo, la loro ‘magia’ trovano l’esaltazione massima proprio nella dimensione live della band.

La scaletta è praticamente tutta ‘Requiem’ – il loro album più recente, ancora raramente eseguito dal vivo -, con qualche concessione al passato, ma poca roba. In compenso, i brani si dilatano all’infinito.

Percussioni e chitarre fanno la parte del leone e le canzoni – che già non sono brevi fin dalla loro nascita – diventano lunghe, interminabili suite che guardano con molta più attenzione rispetto alla traccia registrata alla psichedelia.

Danze molto simili a quelle tribali accompagnano il cantato delle due voci soliste e qua viene confermata la derivazione maliana della loro musica, come vuole la ‘leggenda’ di Korpilombolo. Senza dubbio aiutati da costumi sempre molto curati e da quelle maschere che li hanno resi famosi, trasformano la loro musica in magnetismo puro.
Ed è con tale magnetismo che riescono a far ballare tutta la tenda principale del Womad, riempita fino all’inverosimile e il pubblico diventa, in questo modo, parte integrante di quello che accade sul palco, dove i Goat dimostrano tutta la loro forza.

 

Se vuoi saperne di più sui Goat puoi ascoltare il podcast della serata su di loro nell’ambito del ciclo di incontri sulla storia della musica ‘Friday I’m in Love’.

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