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‘To the Bone’ di Steven Wilson: l’evoluzione verso un raffinato pop di un geniale artista

Sorprende e non sorprende il nuovo album di Steven Wilson, ‘To the Bone’ (leggi la scheda del disco). Sorprende perché è diverso da quello che ci si potrebbe aspettare. Non sorprende perché in effetti Steven Wilson ci ha abituati a riuscire a cambiare strada musicale con disinvoltura e maestria.

Con questo lavoro, Wilson si è allontanato da quel progressive che lo ha visto diventare il guru contemporaneo del genere, tanto da essere preso come punto di riferimento anche per i grandi del prog per ogni lavoro rivisto o nuovo di oggi.

Eppure, con ‘To the Bone’, Steven Wilson si allontana dalle lunghe suite prog, per andare verso un pop raffinato dove si trovano echi di molti, moltissimi autori.
Lui, parlando dell’album, ha citato solo alcuni: da Peter Gabriel a Kate Bush, dai Talk Talk ai Tears for Fears ed effettivamente questi autori, che hanno scritto importanti pagine ‘di classe’ a cavallo tra gli Anni Ottanta e Novanta, sono ben presenti in questo disco.

Leggero? No, sicuramente non lo è. E’ sicuramente più facile da ascoltare, rispetto ad altri lavori di Wilson. Si muove in un campo apparentemente di più facile approccio, ma, a ben guardare, si tratta di musica ricercata, studiata e decisamente raffinata.
Wilson ha trovato la sintesi tra il ‘colto’ e il ‘pop’, dando vita a un album che riesce perfettamente ad essere al tempo stesso facile e difficile. Può soddisfare l’ascoltatore distratto, quello che non vuole cercare riferimento di alcun genere nella musica, ma solo passare un po’ di tempo piacevolmente e soddisfa il palato più esigente, quello che ha bisogno, invece, di guardare oltre le apparenze.

E per niente leggeri sono i testi di questo disco che affrontano alcuni dei temi più scottanti di questi ultimi tempi. La paranoia imperante, l’intolleranza, l’immigrazione, le guerre di religione e tutte quelle contraddizioni che caratterizzano i nostri giorni.

E’ il miglior disco di Steven Wilson? Probabilmente no ed è quasi sicuro che molti dei fans dell’artista sono rimasti spiazzati da questa sorta di ‘svolta pop’ dell’artista, ma è un disco sicuramente molto importante nell’evoluzione artistica di Wilson. Nonché è un gran bel disco.

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