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Glen Hansard: un artista …. tra due rive

Alcuni anni fa, durante una pausa del tour, Glen Hansard entra nello studio dei Wilco di Chicago e registra con la sua band una manciata di nuove canzoni. Inspiegabilmente questa session americana finisce nel dimenticatoio fino allo scorso febbraio, quando l’artista irlandese la riprende in mano, aggiusta alcune liriche e la pubblica per intero.
Questa è la piccola storia che sta dietro alla realizzazione di “Between Two Shores”, il terzo album di Glen Hansard da solista. Una session con materiale inedito più che un nuovo album.
Le canzoni sono dieci, il suono è asciutto, senza fronzoli ed eccessivi ritocchi. Uno di quei dischi che fanno bene all’anima, diretto e confortante.
Sia chiaro, niente di nuovo dal pianeta Glen Hansard che ormai, da tempo, ci ha abituato a uno straordinario miscuglio di generi che va dalle ballate, al Soul, passando attraverso la sua Irlanda e alla triade Bob Dylan, Van Morrison, Leonard Cohen.
Anche questa volta l’artista di Dublino arriva dritto al cuore delle canzoni e a quello degli ascoltatori con semplicità, come se fosse compito della musica stessa trovare il suo luogo e respirare. Vera come una live session.
Uno dei pregi di questo disco è, infatti, l’assoluta assenza di mistificazione e complessità piaciona che va per la maggiore di questi tempi. Niente pomposità di arrangiamenti, overdub e correzioni digitali. Niente, se non la sola forza delle canzoni.
Il disco si apre con con il ritmo rotolante di “Roll on Slow”, un ritorno a casa nella luce di una domenica mattina, con Thunder Road che risuona alla radio, proprio come Roy Orbison faceva nel ’75 nelle notti di fuga di Bruce Springsteen.
“Why Woman” è la prima delle tante ballate soul del disco, una dolce riflessione sulle cose belle che idealmente dovrebbero restare anche quando le relazioni finiscono.
E’ un inaspettato organo con vaghi richiami sixties ad aprire “Wheels on Fire”, un brano amaro che parla di oggi e delle menzogne che ci circondano. Non una canzone politica nel senso stretto, chi è il protagonista della storia non è dato sapere; ma è comunque qualcuno che fallirà nonostante stia costruendo per dividere e predicando per distruggere; “you can turn and twist but we will overcome”.
Con la quarta canzone si torna nel mondo classico di Glen Hansard, “Wreckless Heart” una delle tante splendide ballate che avvolgono nella poesia della disperazione. Cavalca il fiume fino al mare e lascia le cose andare perché non c’è cura per la separazione.
Il lato A si chiude con “Movin’On”, figlia minore di “Her Mercy” e di nuovo si parla di riscatto, dell’importanza di alzarsi e andare anche con il sangue nel cuore, with flesh and bones come sulla strana nave cantata dai Waterboys.
Girato il vinile si riparte con “Setting Forth”, istinto e dubbi di una vita intera che si spingono avanti tra le percussioni, il piano e gli archi. Una altra di quelle canzoni che tanti vorrebbero scrivere e che Glen Hansard può permettersi di dimenticare in un cassetto.
“Lucky Man” e “One of us Must Lose” sono i due momenti più alti del disco. La prima sembra uscita dalla fantasia di Jimmy Rabbitte; il Soul di Dublino tanto sognato nel racconto The Commitments di Roddy Doyle. Musica per l’anima che scorre, come è naturale che sia, tra la sezione fiati e l’organo Hammond di Justin Carroll.
Mentre gli archi, un piano reverberato e una beatlesiana rullata di batteria introducono “One of us Must Lose” quella che, probabilmente, sarà la canzone per i miei prossimi mesi invernali.
La semplicità delle armonie è quello che rende Glen Hansard un artista di un’ altra categoria e se una canzone come questa ha rischiato seriamente di restare nell’oblio, non resta che sperare bene per il prossimo disco.
Marketa Irglova si aggiunge alla band per “Your Heart’s not in it” che accompagna all’ultima perla dell’album: “Time will be the Healer” che chiude “Between two Shores” con la grazia delle grandi canzoni.
Parole sussurrate e urlate come ponti su un fiume di dolore. Una canzone scritta dal timone di una nave in fiamme, direbbe Bob Dylan. Sarà il tempo il grande guaritore, saranno gli amici e i vicini, sarà il lavoro a tenerti vivo in tempi terribili. Una vita vera e piena è la migliore rivincita canta Glen Hansard, che entra nel profondo si attacca all’anima come fosse il tuo migliore amico, il tuo compagno di sbronze o di una vita intera.
“Between Two Shores” è forse un’ operazione avventata e rischiosa. Un disco di piccole grandi canzoni che prendono forza grazie all’incoscenza di un’artista che non teme mettersi a nudo nella verità della sua musica. Abituati a un mondo musicale sovraccarico di band e di suoni, di finzione e ritocchi, questo disco, fin dalla copertina retrò, è qualcosa di vero che riporta la musica al centro delle cose, come dev’essere.
Don’t think twice, Glen, it’s alright!
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