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Anche il Nord Africa ha il suo Al Bano e si chiama Omar Souleyman

La contaminazione arriva ovunque e comunque ed è forse l’aspetto più interessante da approfondire nei vari concerti del festival. Se da una parte abbiamo assistito a concerti hip hop africani, che hanno in realtà seguito perfettamente gli stilemi di questo genere, ma solo in una lingua diversa e, quindi, forse un po’ meno accessibile, dall’altra si è potuto vedere come la musica occidentale abbia influenzato quella del Nord Africa, crendo una sorta di ibrido che, da una parre riecheggia la musica tradizionale maghrebbina, ma dall’altra attinge a piene mani ai suoni della musica pop che conosciamo bene.

Due gli esempi meglio riusciti di queste contaminazioni: quella di Omar Souleyman e quella di Selamnesh Zemene & Badoume Band, che sono saliti sui palchi del Womad rispettivamente venerdì e sabato.

Il primo è un signore non più giovanissimo, che canta canzoni sul tema dell’amore. Sempre con gli occhiali da sole e con dei baffi talmente neri da tradire una costante tinta, potrebbe essere paragonabile ad Al Bano, sia come tipo di canzoni – ovviamente facendo le dovute distinzioni dovute alla provenienza geografica – sia come atteggiamento. In realtà è un tipo piuttosto assurdo, una sorta di ‘macchietta’ di fronte alla quale un po’ da ridere ti viene per forza. Il pubblico comunque gradisce. Ma l’impressione è che non sia molto esigente e che gli basti che i ritmi che arrivano dal palco siano ‘ballabili’ per essere graditi. In tutti i casi la sua performance che lo vede andare avanti e indietro sul palco, dà l’impressione che il target del cantante sia quello della sagra paesana, dimensione in cui si troverebbe sicuramente a suo agio.

Di altra natura la performance di Zemene & Badoume Band: molto professionale, la cantante arriva sul palco un po’ in anticipo per effettuare un accurato soundcheck che mette in risalto la voce potente dell’artista, ancor più che durante il concerto.

Quando inizia la performance, Zemene si trasforma in una forza della natura e la sua energia va decisamente oltre il palco e coinvolge tutti quelli che sono accorsi ad ascoltarla. Il tipo di musica non differisce molto da quello di Omar Souleyman, nel senso che gli echi della musica del nord Africa anche con lei si mischiano in maniera assoluta con quelli più familiari dell’occidente. Qua però a differenza dell’altro artista, siamo di fronte a un altro spessore. Coinvolge il pubblico e lo trascina nel suo mondo, fatto di sonorità mediorientali che mettono ancora più in risalto le sue doti canore. Una bella performance e un modo concreto di dimostrare come la contaminazione sia possibile su più livelli, da quello di Al Bano (ci perdoneranno i suoi fans), a un qualcosa di qualità.

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