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L’incanto della contaminazione celebrata dai Tamala al Womad 2018

Uno dei concerti più interessanti dal punto di vista musicale è sicuramente stato quello dei Tamala, nome sotto il quale si presentano sul palco due senegalesi e un belga, dando vita a qualcosa che ha un che di magico.

Del resto queste sono le magie che possono accadere solo al Womad Festival, luogo nel quale le culture (musicali e artistiche) si incrociano e si contaminano nella maniera più impensabile, dando vita a qualcosa che difficilmente si può trovare altrove.

Ed ecco che il palco del Womad può ospitare due musicisti africani con i loro strumenti tradizionali, con i loro suoni così lontani ma che parlano direttamente al cuore e, con loro, un violino folk che arriva direttamente dal Belgio.

Suoni – e culture – apparentemente così lontani tra loro che si ‘sposano’ perfettamente, dando vita a qualcosa di straordinario.

La loro non è musica ‘da ballare’, ma è musica ‘da ascoltare’. La loro musica parla direttamente al cuore e alla mente. Forse per questo non saranno mai i beniamini del pubblico e non venderanno miliardi di dischi. Anzi, è difficile trovare un loro disco perfino laddove si esibiscono in un festival, però fin dalle prime note si capisce che i Tamala hanno una marcia in più e che riescono perfettamente a contaminare i suoni tradizionali del Mali, del Senegal, degli strumenti della loro tradizione, con quelli decisamente occidentali del violino belga.
Una collaborazione decisamente riuscita che ha dato vita a una peformance tra le più interessanti di questa edizione del Womad festival.

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