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‘Rated Pg’: la musica da film di Gabriel, vestita ‘a festa’ per il Record Store Day

Il Record Store Day porta sempre con sé uscite (più o meno) interessanti, tali da far venire l’acquolina in bocca ai fans di ogni artista. Quest’anno, una delle uscite su cui si è puntata maggiormente l’attenzione è sicuramente stata quella di Peter Gabriel, che ha pubblicato ‘Rated Pg’.

Innazi tutto non si tratta di un ‘nuovo’ album, ma di un disco che contiene alcuni dei contributi di Gabriel alle colonne sonore di film. No, non colonne sonore sue – ‘Passion’ o ‘Long Walk Home’ – ma canzoni ‘prestate’ a questo o quel film. Ne consegue che non parliamo della produzione con la ‘p’ maiuscola. Negli anni, Gabriel ci ha abituati a queste ‘incursioni’ cinematografiche, da sempre caratterizzate da brani non proprio eccelsi. Anzi. In alcuni casi si è proprio toccato il punto più basso della sua produzione.

Fortunatamente, in questo disco ha raccolto quelle che sono sicuramente le migliori canzoni ‘cinematografiche’, più un inedito che ci sta sempre bene in una pubblicazione di questo genere.

Si parte infatti con ‘That’ll do’, dalla colonna sonora di ‘Babe 2’, per la quale ricevette anche la candidatura all’Oscar come miglior canzone.

Si prosegue con ‘Down to Earth’, altra canzone composta per una soundtrack, questa volta di ‘Wall-E’ e una delle poche che, fin da subito, non è apparsa il ‘brano nel cassetto’ finalmente da utilizzare, ma che ha una sua dignità e può entrare a pieno titolo nella discografia ‘principale’ di Gabriel, così come viene valorizzata anche ‘This is a Party Man’ qua riproposta in una versione ‘rinnovata’, cosa che non guasta mai, anche se la ‘rinfrescata’ è oggettivamente minima.

Il grande successo che ebbe il film ‘Shall We Dance’ era dovuto anche (se non principalmente) alla colonna sonora, di cui faceva parte anche la canzone ‘The Book of Love’. Orchestrazione pesante, per renderla probabilmente più ‘cinematografica’. Decisamente non è il Gabriel che ci piace, ma tant’è.

Per fortuna, immediatamente dopo arriva ‘Taboo’, impreziosita dal mai troppo compianto Nusrat Fateh Ali Kahn. Una canzone dai toni scuri, pesanti, perfetti per ‘Natural Born Killer’ di Oliver Stone, ma perfetti anche da soli. Una canzone che è sempre un piacere ascoltare, proprio per l’atmosfera e la forza che sprigiona. Da solo, questo brano può valere l’intero disco.

Il lato B si apre con l’inedito, che merita qualche parola in più, mentre il secondo brano è ‘Walk Through the Fire’, uno dei punti più bassi della sterminata produzione musicale di Peter Gabriel. O meglio: era perfettamente inserita nel contesto metà Anni Ottanta in cui era inserito. Faceva infatti parte della soundtrack di ‘Against All Odds’ (‘Due vite in gioco’, in italiano) e, all’epoca, ebbe un discreto successo, anche se, fin da subito, sembrò uno dei brani più ‘commerciali’ pubblicati da Gabriel da quando aveva intrapreso, qualche anno prima, la carriera da solista e considerato una ‘produzione minore’, quale in effetti è. La palma del ‘brano più inutile’ nella discografia di Gabriel gli viene contesa solo da un’altra canzone, ‘I Go Swimming’, che però, non essendo cinematografica, ma solo una b-side, per fortuna non è stata inclusa in questa raccolta.

Il brano che segue proviene da un grande film ‘The Reluctant Fundamentalist’ ed è ‘Speak (Bol)’, realizzata con Atif Aslam. Come suoni e atmosfere è vicina a ‘Up’ e questo già è un buon punto a suo favore. Probabilmente fu quello che, all’uscita del film, ce la fece apprezzare più di quello che si fa oggi, riascoltandola. Buona la parte più fortemente legata ai suoni mediorientali, infatti, il brano cala drasticamente quando lascia spazio alle orchestrazioni ‘occidentali’, a momenti decisamente eccessive. A renderla una canzone ascoltabile, più che altro c’è la voce di Gabriel che fa veramente la differenza su un brano del genere.

Segue ‘Nocturnals’: un buon pezzo, ma niente di eccezionale. Certo, per un artista normale sarebbe stato un brano da 10 e lode, ma in questo particolare contesto no. Siamo di fronte a una canzone che non è altro che ‘buona’. Onestamente da Peter Gabriel ci aspettiamo sempre e comunque qualcosa di più.

Non fa a tempo a finire e inizia l’intro di ‘In Your Eyes’ e la mente vola a quel grande disco che è ‘So’. Chiudere con una canzone del genere è sicuramente una scelta vincente. Si tratta comunque di uno dei pezzi più belli di ‘So’ (no, non il più bello, ma uno dei migliori senz’altro). Qua si presenta in una versione leggermente diversa da quella sull’album e forse è normale, essendo adattato alla soundtrack di ‘Say Anything’, anche se fa uno strano effetto. Sembra che si tratti di due versioni della stessa canzone ‘attaccate’ insieme. E nemmeno in modo molto accurato. Con tutto questo, niente può rovinare ‘In Your Eyes’, che è e resta un grande brano.

Facendo un passo indietro, torniamo a ‘Everybird’, inedito nuovo di zecca che viene presentato in questo album. E’ un brano perfettamente in linea con il resto dell’album e, cioè, canzoni che non eccellono né in bene né in male. Così anche questa. E’ una bella canzone? Si, non si può negare che sia un buon pezzo. Curato nei minimi dettagli, non una nota che non sia al posto giusto. Non una parola che non sia laddove deve stare. Ma ha dei limiti: i cori che di fatto la indeboliscono. Lo stesso si può dire dell’orchestrazione, a tratti troppo invadente. Ma soprattutto quello che manca a questa canzone è la tensione, la forza. Resta un brano ‘debole’. Una canzone che piace, non disturba, che si può ascoltare in ogni occasione, anche facendo altro. Ma non una canzone che lascia il segno.

In questa carrellata sui film manca la recente ‘The Veil’, dal film ‘Snowden’: non che anche questa sia una canzone che cambia la storia della musica, ma ha un suo perché. Una buona ritmica, un suono attuale. Il testo forse troppo didascalico, ma alla fine quello si può perdonare, facendo da colonna sonora a un biopic. Ecco, forse, ci sarebbe stata bene.

Quello, invece, su cui ci si deve soffermare è la veste ‘grafica’ del progetto ‘Rated Pg’. Si tratta di un vinile graficamente stupendo: da una parte è l’interno di un secchiello di popcorn (di quelli da film americano), che riprende la copertina, dove, centralmente, c’è una sorta di finestra da dove appare la Side A del vinile, che rappresenta la scatola di metallo dove sono custodite le pellicole dei film. Sul retro della cover, il ‘secchiello’ di popcorn è il volto di Peter Gabriel (si si, orecchie comprese), in bianco e rosso, proprio come si vede nei cinema americani.

Una veste grafica di vinile e copertina veramente notevoli che ne fanno un oggetto da collezione, indipendentemente da quanto contiene, che, comunque, non è certamente da poco.

Per la scheda sul disco: https://skystoneandsongs.it/2019/04/17/peter-gabriel-rated-pg/

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