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Sul panorama musicale si è abbattuta la ‘Booriana’ di En?gma: «Lavorare anche sulla musica crea più armonia ed empatia» [Intervista]

‘Booriana’ di En?gma è uscito da qualche settimana e, subito, si è piazzato benissimo nelle classifiche di vendita, dimostrando che, tutto sommato, anche scegliere una strada completamente indipendente, può pagare. Ne abbiamo parlato con Marcello-En?gma che questa scelta l’ha fatta e ha deciso di percorrere la strada alternativa dell’indipendenza assoluta. Non una scelta facile, ma sicuramente di soddisfazione personale e professionale.

Partiamo dall’inizio: già dal titolo si capisce che non sarà un disco ‘pacifico’: in cosa consiste la ‘Booriana’?

«Il titolo deriva dal concept musicale e dal fatto che per la prima volta sono anch’io dentro la produzione in maniera decisiva e, quindi, questo disco è arrivato un po’ come una tempesta, una ‘booriana’ appunto».

La scelta di autoprodurti (alla produzione anche Kaizén) non è né semplice né scontata: quali vantaggi hai trovato prendendo questa strada e quali svantaggi?

«Svantaggi assolutamente nessuno, se non una questione temporale, perché ci metti un po’ di più sotto certi punti di vista, ma il vantaggio è sicuramente quello di scrivere su musiche che contribuisci a creare e quindi gioco forza c’è più armonia: è tutto più armonioso e, in più, si crea un gioco di empatia tra i vari attori del disco».

In ‘Booriana’ ci sono dei featuring di altissimo livello, compresi due rapper apparentemente lontani dal tuo mondo e che, invece, vi si inseriscono perfettamente, facendo peraltro scoprire un loro aspetto meno ‘mainstream’. Si tratta di Shade ed Emis Killa: come sono nate queste collaborazioni e come si sono sviluppate?

«Visto che sono lontano, lavoro prevalentemente telematicamente, però tengo a dire che certamente la cosa fondamentale per me era che loro si calassero nella parte delle strumentali che ho proposto e lo hanno fatto. Io, da parte mia, invece, mi prendo il merito di aver proposto delle strumentali che sapevo che loro sarebbero riusciti a ben interpretare. Sono contento di essere riuscito a preparare loro un bel terreno e poi loro sono riusciti a giocarci al meglio. Ed è venuto così fuori un aspetto meno blasonato di questi due artisti poiché sia Emis che Shade avevano già avuto degli episodi di questo tipo».

Questo disco segna delle scelte importanti per la tua carriera, compresa quella della promozione. Hai deciso di non fare instore a questo giro, come peraltro fanno anche molti altri esponenti della scena rap autoriale. Come nasce la decisione?

«Francamente non mi sono fatto molte domande sugli altri. Dal canto mio, certamente, ho notato che anche qualche artista uscito poco prima di me aveva fatto lo stesso, ma, alla fine, ho semplicemente pensato a quello che, per logistica e logiche mie, non solo di mercato, ma anche di attuazione pratica, potesse essere la cosa migliore. Ho fatto tanti instore in passato, quindi so a cosa si va incontro e ho deciso di fare così. Ho, però, voluto compensare con la deluxe edition che contiene 3 dischi, uscita che poteva essere molto appetibile per il vero fan: insomma solo musica e niente cazzate. Quando l’ho messa pre-order, ho avuto il riscontro dei fans veri che l’hanno comprata in massa e grazie a quelli sono riuscito a finire in classifica la prima settimana.Se considero la mia posizione di nicchia e se considero che non ho avuto la spinta degli instore: la somma di queste piccole cose rendono il risultato sicuramente soddisfacente».

‘Booriana’, rispetto ai tuoi lavori precedenti, è caratterizzato da temi più ‘concreti’, più legati anche all’attualità, oltre ovviamente a quelli personali. Da dove nasce questa esigenza?

«Credo che sia la naturale conseguenza del fatto che ho scritto tanto nell’ultimo anno. Da una parte, quindi, come faccio sempre, anche in questa occasione scavo molto dentro di me ed escono fuori anche aspetti molto intimi, dall’altro è ovvio che trovi spunti dall’attualità. In sostanza queste sono state le due motivazioni per la scelta dei temi da trattare. Poi credo che uno debba essere sempre bravo a diversificare. Magari ci sono delle cose che ho fatto meno nella mia carriera come parlare di attualità o di politica e volevo togliermi questo sfizio per provare a fare aprire gli occhi alla gente su determinati temi. Diciamo, poi, che c’è anche il fattore contesto che me ne ha fatto sentire il bisogno anche sotto questo aspetto, poiché una volta che vedi tante cose che vanno in una certa direzione, arrivi a pensare che è meglio che anche tu dica la tua».

Come sai, i fans sono molto attenti ai testi e in un forum ho trovato che una delle canzoni più belle dell’album ‘Mia’ viene spiegata come ispirata da un episodio della serie ‘Mr. Robot’ sul codice binario. Una spiegazione sinceramente fantasiosa: che ne pensi?

<ride> «In realtà non c’è nessun riferimento a Mr. Robot. La gente ama, tra virgolette, complicarsi la vita. Già io dal canto mio sono abbastanza complicato, aggiungerci ulteriori complicazioni non conviene a nessuno».

Una delle canzoni più belle dell’album è sicuramente ‘Graal’, che ha comunque un testo molto pesante, dove parli di te stesso e del fatto che Marcello non crede più a nessuno: esagerazione o realtà?

«Hai ragione: forse è il più pesante di ‘Booriana’. Diciamo che in certe cose è reale come testo, per certi aspetti, per i pensieri più intimi e per i miei voli più pindarici. Alla fine, sono riflessioni intime che ho condiviso».

Lasciamo un momento da parte ‘Booriana’ (ma non troppo comunque), come vedi oggi la scena rap italiana e cosa pensi della trap?

«Penso che la scena sia molto variegata e questa sia una cosa positiva. Penso anche che ci sia purtroppo (ed è una cosa che dico già da un anno) tanta offerta e, per adesso, tanta domanda. Per ora è così, poi non so dove si andrà a finire. Quello che trovo un pochino triste è che i dischi finiscono magari per durare due settimane, ovviamente fatta eccezione per qualche disco di qualche big che, per logiche di mercato, rimane in classifica più a lungo. In generale, però, ogni settimana ci sono tre-quattro uscite in ambito rap ed è una cosa incredibile. Secondo me, questo comporta che, rispetto al passato, non ci sia un grandissimo discernimento dal punto di vista qualitativo: si tende a mettere nel calderone tante cose e purtroppo c’è una dispersione che penalizza un po’ tutti. Per quanto riguarda la trap, non critico nessuno, però prendo atto che come c’è la trap fatta bene, c’è quella fatta male. Detto questo, non mi sento di giudicare nessuno. Alla fine, è un sottogenere e ognuno sceglie la sua forma di espressione e ci sono quelli che la fanno bene e quelli che la fanno male. Dal canto mio, ho cercato di fare un disco che potesse anche essere riconoscibile dal punto di vista musicale, mentre credo che dal punto di vista lirico sono sempre stato riconoscibile. A questo punto, però, avevo forse bisogno di trovare un’identità anche da un punto di vista sonoro e secondo me qua c’è. Poi, per carità, ai posteri l’ardua sentenza».

Quanta importanza ha nel tuo lavoro la parte visuale?

«E’ importante perché comunque fa parte del gioco. Secondariamente, sebbene io badi molto al sodo, mi piace dare al mio lavoro anche un certo tipo di estetica e, quindi, c’è stata una scelta anche per quanto riguarda le foto per la promozione iniziale di questo disco. Per farti un esempio, ripresentarmi di nuovo con il barbone e con un cappello a tesa larga, era un elemento, a mio modo di vedere, di rottura, un po’ fuori da quello che magari è lo stereotipo. E’ un tratto, se vogliamo, di eleganza che fa parte anche della musica che faccio e quindi volevo rappresentarlo partendo anche dall’immagine. Dal punto di vista grafico c’è un ritorno di me a 360 gradi, poiché era tantissimo tempo che non mi mettevo in copertina io. Se ti ricordi, nelle copertine precedenti c’erano dei disegni che mi rappresentavano ma fondamentalmente non ero io. Questa volta, invece, c’è una foto, sempre elaborata da un grafico molto sapiente, però è una foto. Ci sono io, nudo e crudo – nel senso proprio a petto nudo – e c’è un ritorno a una centralità della mia immagine. Mi volevo mettere a nudo e volevo mettermi in gioco anche sotto questi aspetto».

Pensi di fare anche la versione in vinile di ‘Booriana’?

«In futuro mi piacerebbe fare un vinile, ma vorrei realizzare una specie di greatest hits con quello che è uscito fino ad allora. Fare uscire il vinile di un disco e non di un altro non mi piacerebbe. Mi spiacerebbe per gli altri album: mi sembrerebbe di far loro un torto. E’ quindi probabile che in futuro farò una sorta di greatest hits in vinile con il meglio della mia discografia fino a quel momento».

In questo disco ci sono collaborazioni importanti, c’è però qualcuno con cui ti sarebbe piaciuto collaborare e alla fine non se n’è fatto di nulla o con cui ti piacerebbe lavorare per un prossimo album?

«Ma guarda sicuramente ci sono altri rapper che mi sarebbe piaciuto avere nel disco, ma alla fine non c’è stata la possibilità.  Ad esempio, non c’è stata la possibilità di fare un brano con Rancore e sarebbe stato sicuramente bello. Non ti nego sarebbe interessante per me esplorare anche dei feed differenti come ho già fatto in questo disco, ma in futuro vorrei trovare feed ancora differenti. Adesso, parlando, mi viene in mente la nuova wave che oramai tanto ‘nuova’ non è più, poiché si parla di artisti già bene assestati sul mercato, come Ernia che dal punto di vista musicale è molto interessante, Rkomi, o Izi che ritengo molto bravo. Questi tre su tutti. Poi, ovviamente, ce ne sono tanti che mi piacciono. Mi piace ovviamente Mezzosangue che ha una visione molto simile alla mia, Rancore, come dicevo prima, ma anche Willie Peyote. Alla fine, posso dire che mi piace la musica e non sto troppo a fossilizzarmi su un genere o un sottogenere che sia».

E adesso concerti….

«La prossima data è a Firenze il 10 maggio. Adesso concerti: abbiamo fatto già le prime due date a Milano e Roma per inaugurare il tour. La cosa che ho detto anche negli ultimi due live è che io sono un artista di nicchia, sardo che, detto pragmaticamente, prende l’aereo e viene in una metropoli come Milano o Roma e ha comunque il suo pubblico in queste città, da indipendente a 360 gradi. Queste, secondo me, non sono cose scontate. Non faccio 100mila persone, ma quelle che ci sono, sono oro colato. Bisogna saper contestualizzare e io sono il sardo della situazione che va in una città e ha il suo pubblico, fa le sue persone e il suo live come Cristo comanda e quindi, va bene così».

@fedisp

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