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Un disco decisamente ‘ambient’: arriva il nuovo lavoro di Jacob Long

E’ decisamente ambient il nuovo lavoro di Jacob Long diventa ancor più uno stato elementale in ‘Earthen Sea’, la sua seconda escursione per Kranky, Grass and Trees. Se non amate questo genere, statene alla larga, ma se apprezzate i suoni rarefatti e ‘aerei’, allora avete trovato il vostro disco dell’anno.

 E’ lo stesso artista che descrive il processo creativo come un qualcosa che vuole semplificare le cose il più possibile, disegnando spazi ordinati, che vengono tracciati esclusivamente dal respiro. Non solo, il suono a cui l’artista ha dato vita è qualcosa che può essere suonato semplicemente, almeno in apparenza, perché poi è l’esatto contrario.

Il risultato è una sorta di decentralismo, tutto sommato dinamico, delle evocazioni a luce bassa che si confondono nell’ambiguità dei paesaggi notturni. Dub e techno sono decostruite in impulsi che vagano. Quella proposta, quindi, è una musica che può essere al tempo stesso interiore o infinita, può guardare al microcosmo, come al macrocosmo, ma in tutti i casi riesce a trasformarsi. E, trasformandosi, trasforma anche chi l’ascolta, facendogli apprezzare i nuovi confini che trasformano la metropoli in un panorama selvaggio.

La visione di Long è ben ancorata a terra, connessa al corpo fisico, ma anche a più larghe correnti, come lui stesso dice: ‘come a rispondere a un bisogno di vivere in una più etica dimensione di spazio e tempo’.

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