Pubblicato il Lascia un commento

Lucca Summer Festival – Una serata per due: Elbow e New Order, due stili a confronto

Una peculiarità del Lucca Summer Festival è quello di presentare serate ‘double bill’, dove, cioè, ci sono due concerti sostanzialmente al prezzo di uno. Spesso si tratta di artisti affini, a volte invece di artisti che poco hanno a che vedere gli uni con gli altri. A questa seconda categoria appartiene la serata del 12 luglio che ha visto come protagonisti due gruppi molto diversi tra loro e che richiamano anche audience diverse, ma decisamente interessanti da vedere ambedue.
La serata, infatti, è stata aperta dagli Elbow, con il loro alternative rock che, forse, a tratti riporta al Britpop più raffinato.
Già, perché è proprio la raffinatezza della musica che la band le Manchester propone è il tratto distintivo da sempre di questa band.

Puntuali alle 21, gli Elbow salgono and palco e iniziano una performance che ripercorre la oramai più che ventennale carriera di questa formazione.
I brani che ne hanno decretato il successo ci sono tutti. Da ‘Magnificent’ a ‘Bones’ a ‘Little Fictions’, pezzo che dà il titolo al loro ultimo lavoro discografico, oramai datato 2017. Non manca nemmeno l’inedito alla preannuncia l’uscita del nuovo album. E, se l’anteprima sarà confermata dal resto del disco, possiamo, senza ombra di dubbio, affermare che sarà una delle uscite più interessanti della fine anno.

Il frontman è cantanta, Guy Garvey, è sicuramente uno che sa intrattenere e sa fare spettacolo, pur senza essere un adone. Eppure, sebbene non parli una parola di italiano (eccezione fatta per i ringraziamenti) e nonostante l’orario non sia dei migliori, con il pubblico che continua ad arrivare nella piazza durante tutto il concerto, riesce a instaurare un buon rapporto con l’audience ce risponde positivamente, arrivando perfino a dare vita a dei cori estemporanei, diretti con maestria da Garvey.

La proposta musicale – lo abbiamo detto – è molto raffinata, forse a tratti un po’ troppo ‘leggera’, ma questo è uno dei tratti della musica degli Elbow ed è anche qualcosa che non li fa mai divenire troppo noiosi, ma riesce ad alleggerire l’atmosfera con il brano che tutti cantano. Sicuramente, quella degli Elbow è stata una delle presenze tra le più importanti di questa edizione della kermesse musicale lucchese, organizzata dalla D’Alessandro e Galli.

Non solo delle migliori, ma anche una delle più contemporanee, in un’edizione che fin troppo spesso ha guardato al passato.

E, infatti, giusto il tempo del cambio palco e il ‘passato’ torna ad essere protagonista. Anzi, tornano loro, gli Anni Ottanta, dai quali quest’anno davvero sembra impossibile liberarsi.

In una piazza gremita di fans dei Joy Division, infatti, a salire sul palco sono i New Order, protagonisti del secondo concerto della serata. Band di stampo elettronico, nata negli Anni Ottanta – appunto – sulle ceneri dei Joy Division, dopo la tragica morte di Ian Curtis.

All’inizio della loro carriera, i New Order hanno voluto – anche stilisticamente – marcare in maniera netta la loro distanza dai Joy Division. Dove la band di Ian Curtis era scura e tetra, loro erano ‘solari’, con un’elettronica raffinata, curata e che ha fatto scuola in quegli anni. Una differenza che hanno sempre marcato con forza. Ma non qua. Non adesso.

Adesso non è più il tempo delle differenze. Adesso è il tempo di sfruttare al massimo un passato che non è mai morto. E allora ecco che la scaletta che presentano è un mix di brani dei New Order e dei Joy Division, con tanto di immagini di Ian Curtis alle spalle della band. E, com’era prevedibile, sono stati proprio questi i brani che hanno emozionato maggiormente la piazza, che canta assieme al frontman Bernard Summer, i brani più famosi.



Che gli anni siano passati, però, è difficile da nascondere, soprattutto per Bernard Summer e soprattutto dal punto di vista vocale. Ma i fan, si sa, sono generosi e gli perdonano le numerose stonature che caratterizzano una performance spesso fuori tempo. Diciamo che, dal punto di vista vocale, non si può certo dire che sia stata una grande performance. Ma tant’è. Agli appassionati dei Joy Division tutto questo non importa.

Mentre la performance si dipana sul palco, viene da fare una considerazione: i brani dei Joy Division, di fatto, non risentono del passare del tempo. Risultano attuali all’orecchio e potrebbero essere tranquillamente essere canzoni di oggi. Diversamente, quelli dei New Order sono invece ‘databili’. L’elettronica che propongono è infatti ben incasellabile nel tempo e nello spazio. Soprattutto quella Anni Ottanta (in realtà molto meno i brani che vengono dagli album degli Anni Novanta e Duemila), ma quelli dell’esordio della nuova formazione, con i loro freddi synth, sono assolutamente collocabili in quel momento storico. E questo, di fatto, è un limite.
A quel punto, il fatto che facciano ballare e cantare il pubblico è più legato alla memoria che scaturisce dalle note e riporta alla mente ricordi, momenti, persone e luoghi.

Va comunque detto che questo tuffo nel passato porta ha un suo lato positivo e, cioè, la riscoperta di brani dimenticati da anni, ma che, ad ogni modo, hanno una loro dignità e meritano di essere ascoltati anche in questi Anni Dieci del 2000.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *