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‘Fear Inoculum’ dei Tool: quando aspettare 13 anni vale la pena

Tredici anni. Tanto c’è voluto per avere il nuovo lavoro dei Tool, ‘Fear Inoculum’, che arriva dopo una sequela interminabile di false partenze e annunci fasulli. Ma tredici anni che hanno dato i loro frutti, perché ci si trova di fronte a un album che è davvero qualcosa di eccezionale.

Innanzi tutto è il lavoro più lungo – non solo come gestazione – realizzato dai Tool: 85 minuti, suddivisi in sette tracce (a cui se ne aggiungono tre nella versione digitale, ma che sono solo degli interludi di pochi minuti), con brani che vanno dai 10 minuti e 5 secondi di ‘Voice Culling’ – la canzone più breve – ai 16 minuti e 44 secondi di ‘7empest’, che si aggiudica la palma del brano più lungo. Una scelta coraggiosa in un momento in cui i brani si accorciano sempre più. Ma loro, i Tool, hanno deciso di seguire la loro strada, senza curarsi delle mode e delle tendenze. E fanno centro.

Fanno centro perché l’album si ascolta e non se ne percepiscono momenti di cedimento, ma mantiene sempre altissimi standard.

Il suono che ne esce è curatissimo e molto raffinato e una menzione speciale va sicuramente data al batterista del gruppo, Danny Carey, che è colui che caratterizza maggiormente in questo disco il suono dei Tool. Il suo è un lavoro veramente egregio, che scandisce non solo il tempo, ma anche lo stile dei Tool del 2019, fin dal primo brano che porta il nome dell’album ‘Fear Inoculum’, passando per ritmi più arabeggianti a suoni più classici. Carey c’è sempre ed è sempre preciso, puntuale e cristallino.

Che sia un disco dei Tool è comunque chiaro fin dalle prime note. E questo non perché simile agli album che lo hanno preceduto, ma proprio perché è qualcosa che segna una rottura, che prende nuove strade anche nel suo stesso dipanarsi traccia dopo traccia.

Un album non facile, questo si percepisce subito. Come subito si comprende che sono necessari più ascolti per entrare dentro le pieghe di questo lavoro di Maynard Keenan e soci. Al tempo stesso, però, è anche un lavoro che, più si ascolta, più si insinua nell’anima. Lentamente. Brano dopo brano. Nota dopo nota. Fino a diventare un tutt’uno con chi lo ascolta.

Un altro aspetto di questo album che ‘rompe’ con il passato è il passo indietro che compie Maynard Keenan. C’è e si sente, ma non monopolizza la scena come avvenuto nel passato: molto spazio è dato alle parti esclusivamente strumentali che mettono sotto i riflettori i singoli membri dei Tool, ma in ombra il frontman.

Un po’ come quando è sul palco. La sua presenza è forte, essenziale e predominante. Eppure, raramente si fa vedere in volto, fuori dall’ombra o, comunque, in maniera chiara. E’ nella sua natura: un’ombra che comunque incombe su tutti e che determina lo scenario in cui tutto si muove e sviluppa.

‘Fear Inoculum’, comunque, proprio perché diverso da tutto quello che lo ha preceduto, farà discutere e dividerà tra favorevoli e detrattori, ma quello che è assolutamente innegabile è che siamo di fronte a un progetto unico nel suo genere e a delle scelte che possiamo sicuramente definire ‘coraggiose’.

Come ‘coraggiosa’ è la scelta di far uscire solo una deluxe edition fisica di questo lavoro. Un qualcosa di unico – in pochissime copie in tutto il mondo – che fa la gioia di fans e collezionisti. All’interno del box, infatti, c’è uno schermo che trasmette un video sulle musiche dei Tool. Un video in computer graphic decisamente interessante e molto raffinato come grafica. A questo si affianca un bellissimo booklet, dove, accanto alle foto dei membri dei Tool, ci sono i testi delle canzoni e, infine, il cd, anche questo, molto curato. Può bastare? No, ovviamente: i Tool sono andati oltre e hanno inserito in uno scomparto ‘quasi segreto’ perfino il cavetto per ricaricare il monitor per vedere il video. Insomma, curatissimo in ogni dettaglio e che vale veramente la pena avere. Adesso c’è da aspettare la versione in vinile, per vedere cosa si inventeranno per renderla, anche questa, un oggetto di culto. Cosa, peraltro, d’obbligo per una band che è di culto.

1 pensiero su “‘Fear Inoculum’ dei Tool: quando aspettare 13 anni vale la pena

  1. Mi piacciono molto i Tool ma sono assolutamente contrario a speculazioni commerciali di questo tipo. E’ assolutamente una follia far uscire solo edizioni costosissime ed inutili. Quello che conta è solo il contenuto musicale. Oltretutto smentiscono se stessi: sbaglio o i loro capolavori sono usciti in edizioni forse troppo spartane?
    Non credo che lo comprero’….anche se rimarra’ probabilmente l’ultimo lavoro dei Tool

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