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I 70 anni di un grande artista, Peter Gabriel: buon compleanno ricordando ‘Us – Up – In – Them – Down – Out’

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Peter Gabriel compie 70 anni. Un traguardo anagrafico sicuramente importante, che porta a tirare dei bilanci di una vita e, come nel caso di un artista, ripensare alla sua carriera artistica. 

Questo però, nel caso di Gabriel, sarebbe davvero limitativo: Peter Gabriel non è solo un grande musicista e artista. Forte è stato il suo impegno sociale e, in qualche misura, politico. In qualche modo, ha segnato il tempo che ha attraversato, in ogni sua fase. In ogni sua istanza. 

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Impossibile pensare a Gabriel e non associarlo alle battaglie per i diritti umani, per l’ambiente, per le popolazioni oppresse (dal Sud Africa, ai Curdi, al Tibet). Ma anche non pensare alla grande apertura verso la world music, di cui si è fatto non solo ambasciatore, ma anche promotore, dando vita al più importante e grande festival incentrato sui suoni che provengono dal mondo e dando vita a un grande sogno: non andare a ‘catturare’ i suoni laddove nascono, ma portare gli artisti nel mondo occidentale e dare loro la possibilità di esibirsi di fronte a un pubblico lontano per cultura e per formazione, portando così loro un arricchimento artistico ma anche (forse soprattutto) umani. Ne è nata una casa discografica, la Real World Records e un festival, il Womad che ancora oggi, nonostante l’ondata di nazionalismi che sta travolgendo l’occidente e forse ancor più proprio per questo motivo, continuano a portare i suoni del mondo nelle nostre vite. L’ultimo grande progetto in questo senso è quello de Les Amazons D’Afrique, musiciste donne che promuovono i valori dell’eguaglianza.  

Poi, ovviamente, c’è la musica. Quella grande musica a cui ha dato vita fin dal 1969, quando, con i primi Genesis, pubblicò l’album ‘From Genesis To Revelation’.  

Che Peter Gabriel sia uno dei musicisti preferiti allo Sky Stone & Songs è cosa nota, ma forse non tutti sanno che, nel 2004, quando si esibì in piazza Napoleone al Lucca Summer Festival, lo Sky Stone si mobilitò. René dette vita a una vera e propria installazione artistica, formata da più elementi e incentrata sulla carriera musicale e sulla vita di Peter Gabriel.  

Tre elementi, tre animali e tre installazioni che ‘giovacano’ sui titoli degli album – già usciti o solo annunciati – di Gabriel, che rappresentavano, però, anche dei concetti fondamentali di quello che lui crede e credeva. 

«Us – Up – In – Them – Down – Out» traeva, infatti, spunto dagli ultimi due album pubblicati (‘Us’ nel 1992 e ‘Up’ nel 2002) e dall’annuncio del seguente – quello che in realtà stiamo ancora aspettando – che avrebbe dovuto chiamarsi I/O e, cioè ‘In/Out’. A fare da spunto è stato l’amore grafico di Gabriel per i titoli a due lettere, che, di fatto, nasconde il conceto di contrapposizione che si evidenzia, invece, all’attento ascolto degli album. Ecco, quindi, che abbiamo ‘noi’ contrapposto a ‘loro’, ‘su’ contrapposto a ‘giù’ e ‘dentro’ contrapposto a ‘fuori’. 

Ma, continuando nel ‘gioco a tre’, tre erano le stele di legno che facevano bella mostra di loro in vetrina e che rappresentavano tre animali, in qualche modo, legati a Gabriel: ‘lamb’ – l’agnello di genesisiana memoria, ma anche il simbolo dell’innocenza – ‘monkey’ – animale che ne rappresenta la maturità artistica e umana – e ‘elephant’ – la saggezza, il momento della consapevolezza – e tre erano i colori associati a questi animali. Il nero era associato all’agnello a rappresentare l’infanzia e la giovinezza, di Gabriel, certo, ma anche la nostra; il rosso alla scimmia per il tempo presente, richiamando anche all’esperienza fatta dall’artista con le scimmie Bonobo e, infine, il bianco associato all’elefante per un futuro di coscienza e maestria. 

Ai piedi delle tre colonne di legno, vennero poste tre ciotole rotonde, una sorta di giare che contenevano tre liquidi: il latte, bianco simbolo dell’infanza, il vino, rosso come la maturità e l’acqua di fonte, pura e cristallina come la saggezza. 

La seconda installazione, invece, parlava del ‘confine’: ‘Trespass My Skin e si componeva di tre pannelli: la pelle viene vista come confine ultimo che ci separa da coloro che ci circondano e, come tale, rappresentativo del concetto. Non da ultimo, il titolo dell’opera che richiama a uno dei più significativi lavori di Gabriel con i Genesis, ‘Trespass’, appunto, del 1971. 

Terzo ’capitolo’ di quest’opera era ‘Radio Flood’: poche cose rappresentano la libertà come le onde radio, che si diffondono libere a prescindere dal luogo di trasmissione. L’idea di René invece è stata quella di richiudere le onde radio in uno spazio estremamente ristretto e, cioè, quello dello Sky Stone, creando un paradosso che evidenzia – ancora una volta – l’importanza del concetto di confine. Come si infrangeva questo confine? Attraverso chi entrava nel negozio, che, sentendo quello che le onde radio trasmettevano all’interno del confine, poi lo portavano con sé al di fuori della porta e dei muri dello Sky Stone. 

E cosa trasmettevano quelle ‘onde radio’? Musica? Ovviamente no. Per destabilizzare ulteriormente il labile confine mentale che ci poniamo, facendoci portatori di schemi prestabiliti, in un negozio di musica si ascoltavano solo parole che ‘diluviavano’ sul visitatore. 

Un’opera complessa, concettuale, che è stata anche oggetto di un opuscolo che la illustrava.  

E, nel giorno del concerto di Gabriel a Lucca, la ‘meta’ prefissa fu quella di far arrivare il tutto all’artista. Non era facile, ovviamente. Ma almeno un tentativo andava fatto e fu così che, durante il soundcheck Carla è riuscita a consegnare a Tony Levin il libretto che spiegava l’opera. Sarà mai arrivato a Gabriel? Ovviamente no, ma non importa. Importa che sia nato un progetto complesso e interessante, come quello che è stato realizzato per il concerto lucchese di Gabriel. 

Un concerto che non passerà certo alla storia come uno dei migliori della sua carriera, anche a causa di una brutta influenza che lo aveva colpito e che, fino all’ultimo, aveva fatto ipotizzare che dovesse annullare la data – peraltro annullerà quelle successive a Lucca – a causa della febbre. Invece salì sul palco e diede vita a una bella performance. Nonostante la febbre, la scaletta è stata completamente rispettata e, rispetto alle date che lo avevano preceduto, in fondo non è mancato niente.  

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Adesso non resta che vedere cosa ci riserva il futuro di questo artista, del quale si attende il nuovo album da molti (troppi?) anni. Sembra che il lavoro sia in dirittura d’arrivo, ma sono anni che viene annunciato e poi slitta per qualche motivo. Sicuramente continua il forte impegno sociale e politico di Gabriel e questo non può che essere positivo in questo momento storico, nel quale c’è comunque bisogno di forti figure di riferimento.

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