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‘Cinque Anarchici’: le parole di Kento riportano d’attualità dopo 50 anni una pagina oscura degli Anni di Piombo

Sono passati cinquant’anni esatti da quell’attentato di cui, a tutt’oggi si sa ancora troppo poco o si ricorda troppo poco. L’attentato che vide la morte di cinque anarchici, Gianni Aricò, Annalise Borth, Angelo Casile, Luigi Lo Celso e Franco Scordo, che si stavano recando da Reggio Calabria a Roma con le prove dei legami del terrorismo neofascista con la ‘ndrangheta che, solo un paio di mesi prima, avevano portato alla strage del Treno del Sole. Quello che all’epoca venne derubricato come semplice ‘incidente stradale’ e che, invece, prove successivamente prodotte dimostreranno era in tutto e per tutto un attentato, conosciuto come la Strage degli anarchici Baracca.

A farci ripensare a quell’episodio è Kento, che – dopo il successo della sua trasmissione televisiva su RaiGulp, dove ha raccontato il mondo del rap e dell’hip hop ai più piccoli, facendo capire loro questo universo – è tornato alla musica con un grande pezzo, ‘Cinque Anarchici’, impegnato come spesso accade nei brani di Kento, ma anche ‘divulgativo’, nel senso che porta a conoscenza delle giovani generazioni un episodio da conoscere.

Assieme a lui, a curare la base musicale, c’è un altro reggino, Mad Simon, che dà vita a una perfetta colonna sonora il testo di ‘Cinque Anarchici’, dall’apparenza semplice e dai contenuti pesanti.

«Le parole di questa canzone – spiegano Kento e Mad Simon, ambedue reggini – raccolgono il senso profondo della missione dei cinque e l’amore profondo verso la città d’origine, ma anche la rabbia nei confronti dei silenzi, le omissioni e gli insabbiamenti che, ancora oggi, coprono vergognosamente la vicenda degli Anarchici della Baracca, frettolosamente fatta passare per un ‘normale’ incidente stradale, nonostante le numerose evidenze in senso opposto presentate nei decenni successivi».

La ricostruzione storica racconta come i documenti che i Cinque Anarchici portavano con loro non vennero mai ritrovati e il loro contenuto è andato completamente perso ed è stato ricostruito solo parzialmente e sostanzialmente per ipotesi.

Il ricordo di questi ragazzi e di questa brutta pagina della storia degli Anni di Piombo è stato mantenuto vivo negli anni dai movimenti antifascisti di Reggio Calabria e da studiosi come il professor Fabio Cuzzola, che ha dedicato a questo episodio e ai cinque giovani protagonisti un dettagliatissimo e inquietante libro che è stato recentemente ripubblicato da Castelvecchi.

Oggi, 50 anni dopo quell’episodio, Kento e Mad Simon tornano a chiedere verità e giustizia per questi ragazzi che credevano di poter dare un contributo alla lotta antifascista. Il pezzo è accompagnato da un suggestivo video, le cui immagini sono state realizzate da Helio Gomes.

LEGGI L’INTERVISTA dello Sky Stone A KENTO

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