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‘La maggior parte’: Claver Gold ‘rilegge’ alcuni tra i suoi maggiori successi e dà loro nuova vita

Coraggioso. Questa è la prima parola che viene in mente di fronte a ‘La maggior parte‘, il nuovo lavoro di Claver Gold, dove raccoglie una serie di successi che hanno fatto la sua personale storia musicale.
Si, è una raccolta, ma è anche un ‘nuovo lavoro’, perché il rapper non si è limitato a fare una semplice selezione dei suoi brani migliori per metterli insieme, ma li ha rifatti completamente, in alcuni casi cambiandoli sostanzialmente.

E in questo sta il suo coraggio.

Coraggio che, qualora ce ne fosse bisogno, conferma il carattere e la sua tendenza di non scegliere mai la strada ‘facile’, ma sempre quella in salita. Anche laddove potrebbe semplicemente raccogliere i frutti del suo lavoro, no, lui si va a complicare la vita.

Questa volta, però, ha superato se stesso: ha preso dei brani iconici della sua carriera e li ha rifatti. Cosa c’è di coraggioso in questo? Semplicemente il fatto che ‘cambiare il vestito’ a una canzone può essere qualcosa che funziona benissimo o che, al contrario, ti attira una marea di critiche da chi ti segue da tempo.

Insomma, è un azzardo.
Una scommessa.
Che, tutto sommato, Claver vince alla grande.

Intanto ci sono due piani di lettura diversi di questo album: quello di chi si avvicina alla produzione ‘storica’ di Claver Gold per la prima volta e quello di chi già conosceva i brani messi insieme dal rapper.

Nel primo caso, Claver vince senza problemi la scommessa, come dicevo, poiché propone dei pezzi che sono oggettivamente belli, presentati in una veste molto contemporanea, perfino arricchiti, in certi casi, rispetto alle versioni originali. Sicuramente un ruolo importante lo hanno i testi che erano e restano il valore aggiunto di Claver Gold. Hanno una forza tutta loro, che li fa vivere al di là del tempo.

Se sentissi per la prima volta queste canzoni, non avrei sicuramente dubbi di essere di fronte a uno dei dischi più interessanti dell’anno e di aver tra le mani uno di quegli album che resterà nel tempo come uno dei punti più alti della produzione di Claver Gold.

Gian Flores fa bene il suo lavoro, anche se, in alcuni casi, la produzione forse è un po’ troppo ‘ricca’ rispetto alla secchezza e durezza dei testi. Ma, alla fine, sono dettagli e, soprattutto, gusti personali.

Poi, c’è l’altra parte. Quella formata da chi aveva già ‘assimilato’ i brani. E qua la scommessa si fa più difficile. Già, perché l’abitudine di sentire una canzone sempre nello stesso modo e trovarla ‘diversa’ crea un momento di perplessità. Non necessariamente una perplessità negativa, sia chiaro. Se ne possono scoprire sfumature che, magari, nella versione originale, non erano evidenziate abbastanza o restavano sullo sfondo. Ma sicuramente è necessario un pochino più di tempo per ‘metabolizzare’ i cambiamenti rispetto a quello che servirebbe di fronte a qualcosa di mai sentito.

Se mi ascrivo a questa seconda parte, mi rendo immediatamente conto che il giudizio sui singoli brani diventa improvvisamente ‘soggettivo’ e non più ‘oggettivo’. Entra in ballo il gusto personale, ma anche ‘l’affezione’ che si può provare per un brano.

Prendiamo ‘Anima Nera’: è una delle canzoni che personalmente preferisco da sempre. Sentirla ‘diversa’, in un primo momento, mi ha creato delle perplessità. L’ho trovata più ‘debole’ rispetto all’originale. No. Non mi è piaciuta. Almeno al primo ascolto. Poi, riascoltandola, ne ho apprezzato altri aspetti, anche della produzione, che, seppure sia meno asciutta, rende il testo forse perfino più incisivo.

Certamente è diversa, ma, come giustamente mi è stato fatto notare ‘Se li rifai (i pezzi), vanno rifatti diversi, se no è inutile’.
E, in effetti, è vero.

A questo punto si potrebbe procedere a un confronto traccia per traccia tra la versione originale e quella ‘riveduta e corretta’, ma avrebbe un senso abbastanza relativo. Ognuno avrà le sue preferenze e tutte sono più che valide.
Quello che mi limito a fare è constatare che la produzione funziona meglio quando è più ‘asciutta’. O, almeno, lo fa per il mio orecchio.

Tra i pezzi più riusciti metto ‘Carmela’, dove El Domino aggiunge una parte che, se possibile, rende ancora più bella la canzone. ‘Raccoglievo le more’ è forse una delle migliori ‘riedizioni’: si avvale della collaborazione di Tmhh che dà una spinta ulteriore a una delle canzoni più belle della produzione prima di ‘Requiem’ di Claver Gold.
Asciutta ed efficace anche la produzione di ‘Crepa’ e la ‘riverniciata’ non è scontata, ma ridà veramente una nuova vita a questo bellissimo brano. Anche qua siamo di fronte a un’altra canzone rispetto a quella che troviamo su ‘Melograno’, ma non fa rimpiangere niente della prima versione.
Quello che forse è perfino meglio della versione originale è ‘Il cielo si ingrigisce’ con File Toy. In realtà non cambia moltissimo dal quella presente su ‘Tarassaco e Piscialetto’, ma Gian Flores l’arricchisce con degli archi che, tutto sommato, sottolineano ancor più il testo.

Soffio di lucidità’, uno dei brani più particolari di Claver Gold, è stato affrontato in maniera molto onesta nella sua riedizione, ma non si può dire che sia la rilettura più riuscita. O meglio, era difficile ‘rileggere’ una canzone così particolare. E’ praticamente impossibile non fare il confronto con la versione originale e qualsiasi nuova edizione perde di fronte a un brano così peculiare. Nascesse oggi, nel 2020, suonerebbe come quella che troviamo su questo album e in questo sta il pregio del lavoro fatto da Claver per ‘La maggior parte’.

Infine c’è l’inedito, ‘La maggior parte’, appunto. E’ un Claver cresciuto rispetto al passato e si sente. E’ un brano che gli sta perfettamente addosso, anche musicalmente. Una tappa di un cammino che si fa sempre più interessante.
Un bel testo accompagnato da una produzione abbastanza ricca, ma che si sposa perfettamente all’atmosfera del brano.
Ad accompagnare il tutto, c’è un video veramente notevole che ha avuto il compito di anticipare e trainare l’uscita dell’album. A differenza di molti video italiani che sono poco più che finti live, qua c’è una storia che si sviluppa nel testo come attraverso le immagini. Ci voleva un bel video per accompagnare l’uscita di un bel disco e c’è. Alla fine, il singolo-inedito rappresenta perfettamente la sintesi di questo lavoro che, in qualche misura, racconta la storia di Claver Gold e la sua evoluzione: uno sguardo al passato, ripercorrendo temi che, alla fine, tanto o poco, ricorrono nei testi del rapper, ma andando sempre avanti e crescendo artisticamente sempre.

L’ultima nota è sulla ‘ciliegina’ che Claver Gold ha messo sulla sua torta e, cioè, gli skit di altri rapper che lo salutano e ‘salutano’ l’album. Sono tanti e tutti nomi di primissimo piano del rap più autoriale. Ne citiamo solo qualcuno, anche per non rovinare la sorpresa di chi ascolta il disco. Ci sono Ghemon, En?gma, Inoki, Esa, Rischio, Clementino e molti altri.

TRACKLIST

01. Il tanco dei pareri
02. La maggior parte – feat. Faith
03. Anima Nera
04. C’è qualcosa che non va – feat. Faith
05. Carmela – feat. El Domino
06. Soffio di lucidità – feat. Donella Del Monaco
07. Raccoglievo le more – feat. Tmhh
08. Un altro giorno in pigiama –
09. .Crepa
10. Mr. Nessuno
11. Lady Snowblood
12. Il cielo si ingrigisce – feat. File Toy
13. Anestesia emozionale – feat. Sandro
14. Piove ancora – feat. Fu Kyodo
15. Il mare d’inverno
16. La rana e lo scorpione – feat. Murubutu
17. La cicala – feat. Faith

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