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«Com’è profondo il mare» di Lucio Dalla: essenziale per capire l’Italia di quel periodo storico

E’ il 1977. Dopo la rottura col poeta Roberto Roversi, Lucio Dalla si trova da solo a dover scrivere musiche e parole per il suo nuovo disco.

Un’impresa eccezionale che lo coinvolge completamente per mesi e che lo confermerà come uno dei maggiori artisti italiani di quegli anni e di tanti a venire.

Siamo nel momento più tragico degli Anni di Piombo, il 16 marzo 1978 Aldo Moro, presidente del Consiglio, principale leader della DC e tra i promotori del Compromesso Storico con il PCI di Enrico Berlinguer, viene rapito dalle Brigate Rosse, in un sanguinoso agguato in via Fani a Roma, dove persero la vita i cinque uomini della scorta. Per i successivi 55 giorni di prigionia, il Paese intero si divise in due: da un lato chi chiedeva una trattativa coi brigatisti e dall’altro chi auspicava una strategia di assoluta fermezza. L’Italia si riempì di posti di blocco, alla ricerca di chi, in realtà, non doveva essere trovato, come è stato confermato dalle recenti relazioni della Seconda Commissione Moro. Il 9 maggio il corpo di Moro verrà rinvenuto nel bagagliaio di una Renault rossa in via Caetani.

Dodici mesi intensi per la storia italiana che vedono anche le dimissioni del Presidente della Repubblica Giovanni Leone e l’elezione di Sandro Pertini, che si aggiungono alle ferite di piazza Fontana e di piazza della Loggia, dell’Italicus e di quella del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna.

La violenza attraversa il Paese: morte, macerie, polvere, un immenso dramma collettivo vissuto intensamente dagli adulti come dai bambini che in quegli anni si trovano proiettati all’improvviso nel brutale mondo dei grandi, senza capirne le ragioni, ma che finiranno per scolpire la propria memoria con frammenti vividi, suoni, nomi, fotogrammi, paura, stupore.

E’ questo il contesto dell’album “Com’è profondo il mare”. Un’escalation distruttiva che colpisce l’uomo e il suo ambiente. Un’umanità impazzita e senza possibilità di ritorno, un mare profondo, “una storia di catene, bastonate e chirurgia sperimentale”.

“Com’è profondo il mare” è il primo di quella formidabile trilogia di capolavori scritti alla fine del decennio, seguito da “Lucio Dalla” del 1979 e “Dalla” del 1980. Un disco che che segna un suono nuovo nel panorama musicale italiano, che vede il basso in primo piano a sostenere la melodia e la poetica imprevedibile di Lucio Dalla. Una serie di canzoni con testi surreali che raccontano la bellezza e l’inferno della vita quotidiana di uomini e donne che popolano questo grande, profondo mare.

Automobilisti, linotipisti, gatti neri e puttane di sinistra, Berlino e Bonetti, il cucciolo Alfredo coi denti di lupo, la rivoluzione russa  e la seconda guerra mondiale, l’aviatore che sgancia la bomba atomica, Dio nelle mani di un uomo che lavora, la donna e il suo amico uscito di galera, uno slavo che dorme, il ragioniere che cade. Uomini schiacciati come pesci nel ventre del mare. 

“Com’è profondo il mare” è  un disco essenziale per capire il nostro Paese, un disco scritto da una mente libera e creativa, un disco che è un manifesto alla forza del pensiero e alla libertà d’espressione. Il pensiero come l’oceano che non si può piegare, come il mare profondo, impossibile da recintare.

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