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‘Been Undone’ + la Luna Piena del Lupo e inizia la road map per i 13 ‘capitoli’ del nuovo album di Peter Gabriel, ‘O/I’

Il 2026 inizia con una bella sorpresa: il nuovo singolo di Peter Gabriel, ‘Been Undone’, che è stato pubblicato proprio nei primissimi giorni dell’anno e, di fatto, annuncia che il nuovo album, ‘O/I’ è praticamente pronto.
A dirlo è lo stesso Gabriel che, in un video, scherza sul fatto che c’erano voluti oltre vent’anni tra ‘Up’ e il suo successore, ‘I/O’, mentre adesso ci sono voluti solo tre anni. Un record.

Un record che, però, fa pensare che avesse già molto materiale lì, pronto per essere usato. Ma questo, alla fine è un dettaglio di poca importanza, sempre che quello che è il risultato finale sia all’altezza delle aspettative  che la sua carriera ovviamente mette.

Ma iniziamo dal singolo: un brano molto riconducibile al suo autore, non stupisce per originalità, ma non delude come era accaduto con alcuni pezzi di ‘I/O’. Abbastanza ripetitivo, propone una seconda parte dove prende il via, grazie a chitarre e percussioni, che lo attualizzano notevolmente, pur sempre mantenendolo in un range gabriellano decisamente molto definito, con richiami a brani del passato fin troppo evidenti.

Accanto a Gabriel, anche in questo album, troviamo i collaboratori di sempre: Manu Katché alle percussioni, Tony Levin al basso, David Rhodes alla chitarra. La produzione di questa ‘dark side’ è affidata a Tchad Blake, mentre la ‘bright side’ (che arriverà) è affidata a Mark ‘Spike’ Stent.

La speranza è che, questa volta, la dark e la bright side siano realmente differenti l’una dall’altra, visto che con ‘I/O’ la differenza era veramente minima e ravvisabile solo da coloro che vivono nel mondo della musica e ne conoscono i segreti tecnici. All’orecchio del normale ascoltatore, in effetti, poco o niente cambiava da una versione all’altra.

Il testo racconta di un’urgenza di informazioni per non compiere errori che nel passato hanno portato a dei fallimenti. Il ricorrente ‘I’ve been undone’ d’altronde altro non è che un ‘sono stato distrutto’ o ‘sono stato rovinato’. Non un testo ‘leggero’, quindi, ma anche abbastanza criptico. O forse no, se lo si inquadra nel contesto più generale dell’album, di cui parla lo stesso Gabriel.

Album che, con un guizzo di originalità, ha come titolo ‘O/I’, cioè il contrario del predecessore: secondo le parole dell’autore, mentre prima c’era necessità di input per avere l’output, adesso è l’inverso. Il processo, quindi, si è capovolto.

«Ho pensato al futuro – spiega sui social – e a come protremmo reagire. Stiamo scivolando verso un periodo di transizione senza precedenti, molto probabilmente innescato da tre ondate: intelligenza artificiale, informatica quantistica e interfaccia cervello/computer. Gli artisti hanno il ruolo di guardare nelle nebbie e, quando intravedono qualcosa di tenere uno specchio». E definisce ‘grumosi’ i brani di questo album, spiegando che se ‘I/O’ vedeva l’interno trovare una nuova via d’uscita, con ‘O/I’ è l’esterno che trova una nuova via di ingresso.

Più che ‘grumosa’, come spiegazione, sembra abbastanza oscura. Avvolta in una fitta nebbia, cosa molto inglese, peraltro. Ma tant’è. Non tutto può essere chiaro al primo impatto. Comunque prosegue dicendo: «Non siamo e non siamo mai stati esseri esclusivamente autodeterminati e indipendenti a cui è stato dato il controllo del mondo. Siamo qualcos’altro, una parte della natura, una parte di tutto e sentire una connessione, scuotere il sedere e dare e ricevere un po’ di amore può aiutarci a trovare il nostro posto e farci sorridere».

Da anni si sta in qualche misura occupando delle neuroscienze, in particolare ha dato vita al progetto ‘Reverberation’ che parte dal presupposto che la musica non sia solo intrattenimento, ma un mezzo di comunicazione profondamente radicato e potente. Le canzoni risuonano con le onde cerebrali e modificano il cervello, creando stati d’animo, facendo sedimentare le memorie e consolidando le abitudini, sia buone, sia cattive. E facendoci innamorare o disamorare. Il progetto si pone l’obiettivo di capire in che modo la musica, la scienza, la tecnologia e la medicina si incrocini attraverso le scoperte di neuroscienziati e le testimonianze di artisti come David Byrne, Laurie Anderson, Steve Aoki e vari altri. Attraverso testimonianze ed esperienze, guarda a come sia possibile utilizzare la musica, tra l’altro, per guarire dalle dipendenze, ridurre gli effetti dell’Alzheimer, incrementare la produttività. Insomma un’esplorazione a tutto tondo dell’interazione tra cervello e musica, che in qualche modo troviamo anche in questo ‘O/I’.

Ma, nel suo messaggio, ci rassicura sul contenuto: «Le canzoni – dice – sono un mix di pensieri e sentimenti. Alcune di queste canzoni faranno parte del progetto legato al cervello che sto esplorando da diversi anni e alcune mi rendono semplicemente felice. Spero che vi piacciano».

Una speranza senza dubbio condivisa da tutti coloro che amano la sua musica. Magari riuscirà, ancora una volta, a sorprenderci, con esplorazioni e scoperte di suoni e atmosfere non così banali e sentite. Intanto, però, ci ripropone la ‘formula-luna piena’: a ogni luna piena dell’anno corrisponderà l’uscita di un singolo che andrà a comporre la tracklist dell’album. Così, adesso sappiamo che avrà 13 brani, in quanto le lune piene del 2026 sono 13 (maggio ne ha due), che ci verranno proposti sia in dark che in bright side. Un’operazione che sicuramente ha fatto salire l’hype sull’album la volta scorsa, ma forse questa volta poteva essere risparmiata e, se necessario, poteva prendersi qualche mese in più e perfezionare tutto il disco per farcelo apprezzare nel suo complesso e non spezzettato.

Altra cosa che ritorna da ‘I/O’ è l’opera d’arte che accompagna ogni singolo. Per ‘Been Undone’ è ‘Ciclotrama 156 (Palindrome)’, dell’artista brasiliana Janaina Mello Landini, che vive a San Paolo. «Il modo in cui prende la corda – spiega Gabriel, sempre sui social – e la muove, srotolandola, ricorda quasi i frattali o i tronchi d’albero e, per certi versi, ricorda anche il cervello, per questo ci vedo molti punti di contatto». E si dice felice che l’artista brasiliana abbia partecipato a questo processo: «Stiamo usando – dice – una delle sue immagini esistenti per questo mese per aprire l’intero processo, ma sono entusiasta che ora creerà un’opera appositamente pensata per questa canzone. Aspetto con emozione di vedere cosa ne verrà fuori».

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