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Con American Stories, Rostam (ex Vampire Weekend) intreccia Americana e tradizione persiana

A distanza di quattro anni da Changephobia, Rostam torna con un nuovo lavoro solista, American Stories, in uscita il 15 maggio. Figura centrale dell’indie statunitense degli ultimi quindici anni, sia come membro fondatore dei Vampire Weekend sia come produttore, Rostam ha costruito nel tempo un linguaggio riconoscibile anche attraverso collaborazioni con artisti come Clairo, Haim e Vagabon. Questo nuovo capitolo si inserisce in un percorso che alterna attività autoriale e lavoro dietro le quinte, mantenendo una coerenza estetica pur attraversando contesti diversi.

American Stories è il terzo album in studio pubblicato a suo nome e il primo dopo un periodo in cui Rostam si è concentrato soprattutto sulla produzione per altri artisti. Il disco esce per la sua etichetta Matsor Projects e rappresenta un punto di sintesi tra le sue radici culturali e la sua formazione musicale. Al centro del progetto c’è infatti l’incontro tra elementi dell’Americana e della tradizione iraniana, un dialogo che Rostam costruisce in modo diretto, suonando gran parte degli strumenti e lavorando su arrangiamenti che mettono in relazione sistemi musicali differenti.

L’approccio è quello di un polistrumentista che mantiene il controllo dell’intero processo creativo: chitarra acustica e pianoforte sono la base, a cui si aggiungono interventi su batteria e percussioni, mentre le strutture si aprono a scale e timbri mediorientali. In questo senso è significativa la presenza di Amir Yaghmai, musicista iraniano-americano già attivo con The Voidz, che contribuisce con strumenti come il saz, oltre a violino e chitarra, rafforzando la componente microtonale del disco.

L’idea di fondo nasce dal tentativo di tenere insieme identità diverse senza semplificarle. Rostam lavora sulle frizioni tra sistemi musicali – ad esempio tra le melodie microtonali e gli accordi della tradizione occidentale – trasformandole in un elemento espressivo, più che in un ostacolo. Questo processo si riflette anche nei testi, che affrontano il tema dell’identità americana da una prospettiva personale, senza rinunciare a un certo grado di ambiguità.

Attorno a lui si muove una rete di collaboratori consolidati: Clairo appare alla voce in “Hardy”, mentre tra i musicisti coinvolti figurano Daniel Aged, Paul Cartwright e Gabe Noel, insieme ad altri strumentisti provenienti da ambiti tra classica e musica contemporanea. Il disco è prodotto dallo stesso Rostam, mentre il mix è affidato a Tom Elmhirst e il mastering a Emily Lazar, due nomi ricorrenti nelle produzioni di area alternative e pop.

Parallelamente all’uscita dell’album, Rostam ha realizzato anche American Stories: A Concert Film, un film-concerto che documenta l’esecuzione dal vivo di parte del repertorio, inclusa “Like a Spark”. Il progetto è stato registrato negli studi di Sound City Studios, luogo storicamente legato a produzioni di artisti come Nirvana, Fleetwood Mac e Tom Petty. Per l’occasione, Rostam ha ricreato un ambiente personale all’interno dello studio, portando oggetti dal proprio spazio domestico e lavorativo, nel tentativo di ridurre la distanza tra dimensione privata e performance.

La registrazione è avvenuta senza click track o basi preregistrate, privilegiando un’esecuzione interamente dal vivo, con una band di sei elementi che sarà la stessa impegnata nel tour. Questa scelta riflette una precisa idea di suono, meno vincolata alla precisione metronomica e più aperta a variazioni e interazioni tra i musicisti.

Anche l’immagine scelta per la copertina – una bandiera americana capovolta – si inserisce in questo discorso, proponendo un simbolo stratificato e aperto a interpretazioni diverse, già utilizzato in contesti politici e culturali eterogenei. Più che una dichiarazione univoca, sembra un modo per evidenziare la complessità del contesto in cui il disco si colloca.

Nel complesso, American Stories si presenta come un lavoro che non cerca di risolvere le tensioni tra appartenenze diverse, ma piuttosto di metterle in relazione, sia sul piano musicale sia su quello narrativo, confermando Rostam come una figura capace di muoversi tra produzione e scrittura mantenendo un’identità riconoscibile.

TRACKLIST

1. Like a Spark
2. Back of a Truck
3. Different Light
4. Hardy
5. Forgive Is To Know
6. To Feel No Way
7. The Road to Death
8. Come Apart
9. The Weight

INFO
https://officialrostam.com/
www.instagram.com/matsor/

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