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Il filo invisibile tra Paolo Benvegnù e Beatrice Antolini nel primo album di Rosendorf

C’è un sottile filo rosso che lega la malinconia del rock d’autore italiano degli anni ’90 alla sperimentazione pop più raffinata dei giorni nostri, e al centro di questo intreccio oggi troviamo Rosendorf, il nuovo progetto solista di Enrico Nanni. Già agitatore della scena trevigiana con gli Aut — storica band prodotta da Andrea Chimenti — e successivamente impegnato con i Radio-Line(e), Nanni torna sulle scene con un lavoro che sfida apertamente le logiche frenetiche del mercato contemporaneo. Il titolo, “Non ci vuole poi molto a scrivere una canzone”, suona quasi come una provocazione minimalista, eppure nasconde una gestazione complessa, umana e profondamente segnata dal destino.

In un’epoca dominata dallo streaming bulimico e dagli algoritmi, Rosendorf compie una scelta di campo netta e quasi politica: il disco, anticipato dai singoli “Quello che conta” e dalla title-track, è disponibile fisicamente in formato CD ma, per quanto riguarda il digitale, approda esclusivamente su Bandcamp. È un invito esplicito all’ascolto consapevole e al supporto diretto, un modo per restituire l’opera alla sua dimensione di oggetto artistico piuttosto che di semplice contenuto di sottofondo.

Ma il vero cuore pulsante di questo esordio risiede nella sua genesi, un racconto che sembra uscito da un romanzo di formazione e che Enrico Nanni ha deciso di condividere solo su spinta di chi lo ha accompagnato in studio. Inizialmente, il timone della produzione artistica era stato affidato a Paolo Benvegnù. Il sodalizio era già scritto, i brani erano stati ascoltati e approvati, e il percorso tracciato con quella naturalezza che solo le grandi affinità sanno creare. Poi, l’imprevisto più doloroso: la scomparsa di Benvegnù, che ha lasciato l’artista in un limbo di dubbi e silenzio creativo, portando via con sé il sogno di chiudere il cerchio con uno dei suoi riferimenti artistici di sempre.

È qui che il destino ha giocato la sua carta più inaspettata. Durante la commemorazione di Benvegnù al Teatro del Pavone di Perugia, Nanni ritrova Beatrice Antolini. Quello che doveva essere un semplice incontro tra colleghi in un momento di lutto si è trasformato nella scintilla necessaria per far ripartire il progetto. Con una sensibilità rara, la Antolini ha accettato di prendere le redini della produzione, sentendo l’onore di proseguire un lavoro che era stato destinato a Paolo. Il risultato è un album autoprodotto che brilla per una cura degli arrangiamenti quasi sartoriale, arricchito dal contributo di musicisti di spessore come Eddy Bassan (Estra) alle chitarre e Luca “Roccia” Baldini (Benvegnù) al basso.

Quello di Rosendorf è un disco nato per sottrazione e per necessità, dove le canzoni sembrano essere venute fuori con una grazia antica, quasi fossero state lì ad aspettare solo l’abito giusto. In questo esordio, Enrico Nanni ci ricorda che sebbene non serva molto per scrivere una melodia, serve invece tutta una vita — fatta di incontri, perdite e strane congiunzioni astrali — per dare vita a un’opera che sia davvero necessaria.

Rosendorf è pseudonimo e alter ego di Enrico Nanni, cantante, autore e compositore. Dal 1994 al 2010 canta e scrive tutti i testi degli Aut, gruppo trevigiano di cui si trova ancora traccia attraverso “Q-Disc”, EP di 4 brani prodotto da Andrea Chimenti e Matteo Buzzanca, e la partecipazione a “Raccol(i)ta dei Rancorosi – Omaggio a Vinicio Capossela” con “Fatalità”, entrambi reperibili su SoundCloud. Dal 2010 è cantante, autore dei testi e, in parte, delle musiche della band Radio-Line(e), con la quale, tra il 2022 e il 2023, pubblica tre singoli. Le canzoni sono le anticipazioni di un album che, purtroppo, non vedrà mai la luce.
Abbandonato il gruppo, nel 2024 Enrico comincia a lavorare alla stesura dei brani per il suo progetto solista “Rosendorf”, delineandone anche l’immagine, forte, ma sfuggente, artefatta, ma autentica, primordiale, ma evoluta, a rappresentarne l’essenza: la musica come urgenza soggettiva, attraverso la quale esorcizzare l’inadeguatezza, oggettiva emergenza personale. Un autoritratto in forma sonora. Nelle composizioni, assenza e mancanza diventano parola, scrivere è necessario per restare umani. Le canzoni sono confessioni lucide: nel dolore privato, la disillusione verso la società, le libertà negate e l’emarginazione, Rosendorf canta l’uomo nei fallimenti, nella vulnerabilità, ma anche nella capacità di resistere e ricordare, cercando verità nella finzione e forza nella fragilità. Il progetto “Rosendorf” prende vita con “Non ci vuole poi molto a scrivere una canzone”, un album di 8 brani che conta sulla produzione artistica di Beatrice Antolini – anche co-autrice di un paio di tracce -, registrato negli studi Fonoprint di Bologna tra maggio e dicembre 2025, in uscita il 21 marzo 2026.

TRACKLIST

01. Il canto della sirena
02. Quello che conta
03. Io non ci sarò
04. La sgualdrina e l’aeroplano
05. Pola, addio
06. Ora è più semplice
07. Non ci vuole poi molto a scrivere una canzone
08. Ti riconosco

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