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Jasdeep Singh Degun torna alle radici con Jogkauns

Con Jogkauns, pubblicato dalla Real World Records nei mesi scorsi, Jasdeep Singh Degun firma il suo primo album interamente dedicato alla musica classica indiana pura, segnando un momento di svolta nel suo percorso artistico. Registrato dal vivo ai Real World Studios insieme al tablista Harkiret Bahra, il disco cattura un istante di creazione musicale sospeso nel tempo, in cui rigore tradizionale e sensibilità contemporanea convivono in un equilibrio raro.

Dopo il successo di Anomaly (2022), album che lo aveva imposto come una delle voci più originali del sitar britannico grazie al dialogo con linguaggi jazz e cameristici, Degun sceglie qui di spogliarsi di ogni mediazione stilistica. Jogkauns è un ritorno alle fondamenta della sua formazione nell’Imdad-Khani gharana, la grande tradizione dell’India settentrionale associata a Ustad Vilayat Khan, di cui Degun è erede attraverso l’insegnamento del suo guru, Ustad Dharambir Singh.

L’album è strutturato come un concerto classico tradizionale e si sviluppa interamente all’interno di un unico raag: Raag Jogkauns, raag serale di concezione relativamente moderna, che fonde le atmosfere introspettive di Raag Jog con la gravitas modale di Raag Malkauns. La scelta di un solo raag consente a Degun e Bahra di esplorarne in profondità l’arco emotivo e architettonico, lasciando che la musica si dispieghi in modo organico e non prescrittivo.

Il lato A presenta Alaap, Jor e Jhalla: una progressione graduale che introduce il materiale melodico in assenza di pulsazione, per poi costruire lentamente una struttura ritmica sempre più definita. Il lato B è dedicato alle sezioni di Vilambit e Drut, in cui l’interazione con le tabla di Bahra si fa più serrata e virtuosistica. Qui emergono taan velocissime, choot taan di grande precisione e un tihayee conclusivo di notevole impatto formale, sempre al servizio della continuità narrativa del raag.

Dal punto di vista interpretativo, Jogkauns è permeato dall’estetica del gayaki ang, lo stile che trasferisce sul sitar le inflessioni della voce umana. Il fraseggio di Degun privilegia il lirismo, i meend ampi e controllati, le microvariazioni timbriche, in un dialogo costante con le percussioni. Come sottolinea lo stesso musicista, suonare un disco di musica classica indiana pura significa esporsi completamente: ogni nota è esposta, ogni risonanza diventa parte integrante del discorso musicale.

Fondamentale è anche il lavoro di ripresa sonora di James Turner, che sfrutta appieno le qualità acustiche dei Real World Studios. L’ascolto restituisce con estrema nitidezza il luccichio delle corde simpatiche, l’attacco del mizrab sulle corde metalliche, il bordone del tanpura e la complessa interazione dinamica tra sitar e tabla. La registrazione non cerca di “modernizzare” il suono, ma di renderne percepibile la profondità fisica e spaziale.

Jogkauns si configura così come una dichiarazione artistica di grande coerenza: un disco che non mira ad ampliare i confini della tradizione, ma ad abitarne la vastità. In questo gesto di immersione totale, Jasdeep Singh Degun conferma il suo ruolo di interprete maturo, capace di coniugare fedeltà alla forma e intensità espressiva, offrendo agli ascoltatori un’esperienza d’ascolto tanto rigorosa quanto profondamente coinvolgente.

TRACKLIST

1. Cooper
2. Vilambit
3. Drut

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