La continuità, nel mercato discografico contemporaneo è un concetto sempre più relativo. Lo sa bene Mario Dallas, producer siciliano che, dopo aver attirato l’attenzione con i precedenti capitoli “Mario” e “Fortino” (quest’ultimo declinato anche nella versione Clubfortino), sceglie di muoversi secondo tempi propri, assecondando un flusso di pubblicazioni volutamente slegato dalle rigide logiche delle scadenze editoriali. Il nuovo tassello di questo percorso si intitola “Licuti”, un brano che conferma la cifra stilistica dell’artista pur rimescolando la configurazione degli elementi in gioco.
Dal punto di vista prettamente sonoro, la traccia si muove su un crinale ibrido. Dallas poggia linee melodiche di matrice pop su un’architettura ritmica urban, dove la precisione delle batterie trap flirta apertamente con suggestioni club-culture e aperture elettroniche. Il contrasto più interessante, tuttavia, emerge nel rapporto tra la base e la parte testuale: l’andamento ritmico fa da contrappunto a liriche sghembe, intimiste e radicate nella realtà, capaci di restituire quella tipica sensazione di malinconia legata alla fine della stagione estiva. Ad arricchire la traccia interviene la seconda voce di Maria, cugina del producer, il cui apporto vocale va a smussare gli angoli del brano, creando un gioco di contrasti e armonie che ne accentua la dimensione domestica e autentica.
La pubblicazione è accompagnata da un lyric video curato dal regista Joshua Siracusa. La scelta di collaborare con una figura legata all’infanzia dell’artista non è casuale: Siracusa, che da tempo cura l’immaginario visivo di Mario Dallas, riesce a tradurre in immagini la poetica del brano senza sovraccaricarla, lavorando per sottrazione e restituendo la concretezza che sembra essere il vero motore della musica del producer.
Il singolo si inserisce così perfettamente in una visione artistica che non cerca la pulizia formale a tutti i costi, ma preferisce “sporcare” la melodia con groove hip hop e atmosfere notturne. Dietro il sound si percepisce un vissuto concreto – fatto di routine, ore piccole e fine settimana passati sulla costa – che trasforma la malinconia in un elemento tangibile e condivisibile.
