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‘Olimpo diverso’: il nuovo album di Umberto Maria Giardini, scommessa con la discografia

Continua a rinnovarsi e a confermarsi come uno degli artisti più interessanti del panorama nazionale, Umberto Maria Giardini che torna con un nuovo album, ‘Olimpo diverso’.
Con questo disco l’artista affronta l’ennesima scommessa, verso una discografia apparentemente sempre più ricca ma allo stesso tempo ancora bloccata e condizionata dal rapporto deviato tra music-business e televisione.

La matrice non è cambiata, il marchio di fabbrica è rimasto esattamente quello costruito negli ultimi 25 anni di carriera, ma con un valore aggiunto rispetto le precedenti pubblicazioni, poiché “Olimpo diverso” è baciato dalla sperimentazione e dal suo tempo.

In una visione programmatica e sempre attenta ai dettagli, l’album si sviluppa su diversi livelli che, invisibili, si incrociano senza lasciar traccia. Le musiche incastonate ai testi rivelano un nuovo stupore accoppiato ad una nuova luce che non suggerisce nessuna origine presunta: tutto scende lento e si materializza brano dopo brano, accompagnando l’ascoltatore in una sorta di concept album rivolto alla comprensione del cambiamento umano degli ultimi anni.

Predetta già da molto tempo, anche in questo lavoro, è presa di mira “l’incomunicabilità” tra le persone, sempre più dilagante, ma contemporaneamente appagante poichè rivolta ad un futuro immodificabile, misterioso e senza via di salvezza. “Olimpo diverso” è tutto questo, una verità riconoscibile da amare.

02- Frustapopolo
Questa canzone è da considerarsi una delle più importanti dell’intero album. Non a caso posizionata come seconda traccia, anch’essa rappresenta una presa di coscienza che tocca nel finale momenti epici, in cui il testo confessa cosa sia diventato l’essere umano, decadente, inutile, povero, rassegnato ad un destino incontrovertibile. “Frustapopolo” è la mannaia che amputa l’ipocrisia, attraverso la quale oggi tutto si sviluppa, tutto sopravvive.

03- Topazia
Primo brano sperimentale di questo nuovo ciclo, “Topazia” splende di luce propria e racconta la mancanza sempre più marcata del comunicare tra di noi. La velocità della vita ha ingolfato il motore dell’amore e noi vittime incapaci di reagire, siamo inghiottiti dall’orizzonte degli eventi, verso una singolarità dove il tempo scompare.

04- Paga la vita
Brano con chiari richiami alle esperienze più classiche del precedente progetto Moltheni, questo brano è una ballad perfetta che galleggia tra psichedelia e arpeggi pastorali in cui U.M. Giardini vola ad ali spiegate, rivelando le sue spiccate capacità di vocalist sopraffino e di scrittore diverso dagli altri. “Paga la vita” è un marchio di fabbrica inequivocabile, con un finale a sorpresa inaspettato profumato di reminiscenze hippy stile Blind Melon.

05- Vipera blu
Il brano di una delicatezza ed eleganza commovente, si riallaccia con naturalezza ad una delle tante facce già conosciute di UMG, quella folk. Chiari ed evidenti sono gli echi di un Drake a cena con Lianne La Havas. Corde accarezzate e malinconia a tonnellate, per una canzone d’amore che sussurra la fine di un amore, ma anche una confessione di fallimento personale. Brano adattissimo a coloro che si nutrono di romanticità.

06- Energia
Si torna prepotentemente alle sonorità rock schiaffeggiando la realtà e sorridendo alla quotidianità che appartiene un pò a tutti. “Energia” è un brano che graffia ma che allo stesso tempo tenta di descrivere un rinascimento che cresce a fuoco lento, con il beneficio del dubbio sulla sua benevolenza. Richieste, confessioni, conseguenze, dubbi, presagi, vizi casalinghi si intrecciano in un brano più che mai travolgente.

07- Pietre nell’accappatoio
Unico lento classico del disco, in questa traccia si respirano in maniera ampia e panoramica i rapporti interpersonali tra due persone, protagoniste di un amore agli sgoccioli. Anche in questo caso il tappeto in cui UMG cammina scalzo, è di velluto rosso, ma la sua coerenza vince su tutto superando le illusioni.

08- Capire prima che accada
Altra traccia che anticipa probabilmente il nuovo linguaggio dell’artista, questa traccia guarda lontano e scava sulle coscienze. La coscienza sporca è il tema della canzone, in cui quello che si pensa non viene detto bensì vomitato. Questa traccia apparentemente innocua, è importantissima non solo per l’inaugurazione ad un nuovo ciclo sperimentale di UMG ma per la metrica dispari che sottolinea l’essere diverso da chiunque nel panorama italiano della musica di qualità.

09- Mega Estate
Unica traccia strumentale dell’album questo brano è da considerasi anch’esso estremamente sperimentale, se non altro per la sua fisionomia danzereccia e decisamente inedita per UMG. Suoni curatissimi e chitarrosi in una cornice che trasuda sensualità e malinconia.

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