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Peter Gabriel e O/I: un viaggio nella coscienza che viene da lontano

Foto ufficiale 2026

Le lune piene arrivano, mese dopo mese, e con loro le nuove canzoni che andranno a formare la tracklist del nuovo album di Peter Gabriel ‘O/I’ di cui abbiamo parlato all’uscita del primo brano e del contestuale annuncio dell’album.

Nei mesi i brani si sono susseguiti ed essendo a luglio – cioè circa a metà strada – è tempo di fare un bilancio su quanto Peter Gabriel ci ha proposto in questi mesi.

Complessivamente possiamo dire che si tratta di brani tipicamente gabrielliani soprattutto dal punto di vista musicale. In alcuni episodi si percepisce l’origine lontana delle composizioni: alcuni arrangiamenti conservano volutamente una cifra sonora che richiama gli anni in cui quei brani sono nati. E’ una scelta che, talvolta, restituisce fascino e profondità, altre volte lascia la sensazione di un materiale meno attuale rispetto ad altri episodi del disco.

Dopo sette brani, ‘O/I’ smette di apparire come una sempllice successione di singoli pubblicati a ogni luna piena e inizia a delinearsi come un’indagine sulla coscienza, sull’immaginazione e sul rapporto tra essere umano e tecnologia.

D’altronde, non siamo in un campo inesplorato per Gabriel, da sempre affascinato da tutto quello che riguarda la mente. Ne troviamo, infatti, ampie tracce un po’ in tutti i suoi lavori da ‘Solsbury Hill’ a ‘Here Comes The Flood’ dal suo primo album, ma, per arrivare a tempi più recenti, anche in ‘More Than This’, giusto per citare solo qualche pezzo. A questo si affiancano anche alcune esperienze personali, dalla vasca di deprivazione sensoriale agli incontri con i nativi americani, che testimoniano come questi temi abbiano accompagnato Gabriel ben oltre la sua produzione musicale e per un arco temporale molto lungo.

Insomma, siamo di fronte ad argomenti che ha sempre coltivato ma che forse qua, per la prima volta, vengono messi chiaramente in luce in un percorso sistematico. Un percorso che, più che parlare di tecnologia in senso stretto, sembra interrogarsi su come potrebbe trasformarsi la coscienza umana.

Quello che intanto possiamo dire è che, anche con questo album, i nuovi brani sono associati ad opere d’arte, prassi oramai consolidata che avevamo già visto in ‘Us’ e, poi, in ‘I/O’. Una transmedialità di cui Gabriel è sempre stato ‘ambasciatore’ e che lo porta sicuramente ad arricchire il brano, ma, al tempo stesso, anche a farci conoscere artisti per lo più non conosciutissimi, spesso molto interessanti, ed entrare così in contatto con altri mondi artistici, affini e non uguali.

Se finora abbiamo delineato un quadro generale, è tempo di scendere nel dettaglio dei brani finora usciti e, per non fare cose scontate, visto che del primo abbiamo parlato a suo tempo, stavolta procediamo in un viaggio a ritroso nel tempo, cioè, partendo dall’ultimo brano uscito per allontanarci nel tempo.

Il primo brano che incontriamo, quindi, è illuminato dalla Luna di Fragola e si intitola ‘I Belong to the Sky’. Pubblicato nella sua ‘bright side’ il 30 giugno, esplora il rapporto tra sogno e realtà. Come spiega l’autore, si tratta di un brano che ha richiesto parecchio tempo per maturare: era candidato a entrare nella tracklist di ‘I/O’, ma, alla fine, non era pronto e, quindi, venne lasciato da parte, sebbene fosse uno dei preferiti di Gabriel. O, conoscendo la sua ricerca della perfezione, proprio per questo.  Il punto di partenza del brano è stato il ritmo dei timpani, ispirato da un vecchio film, ‘Jazz on a Summer’s Day’, ma anche dal batterista Chico Hamilton. «Credo – dice Gabriel nel video che racconta la genesi della canzone – che Hamilton sia sempre stato il pioniere dell’uso delle bacchette dei timpani sui tom e ho sempre amato quel suono, calmo e ipnotico».
Venendo, invece, al testo, Gabriel ci dice di aver sempre creduto «fermamente che la realtà sia più malleabile di quanto immaginiamo e che se si creano immagini vivide di qualcosa che accade, si influenzano davvero le probabilità che questo qualcosa si materializzi. Visualizzare, come i sogni lasciano il nodo è il tema principale della canzone. Una delle cose che la rivoluzione tecnologica sta facendo è accelerare il tempo necessario per trasformare un’idea in qualcosa di concreto e lo sta riducendo drasticamente». Secondo l’autore le strofe hanno un’atmosfera più onirica, mentre nel ritornello si parla di esecuzione, di materializzazione: «Ormai da molti anni – dice – lascio che le parti finali di ogni canzone scorrano liberamente, perché spesso accade e lo trovavo davvero frustrante che arrivi alla fine di un brano e la band si sia perfettamente integrata, rilassata e, all’improvviso, tutto si ferma. Di conseguenza, ora lascio che queste parti finali si sciolgano e accadono cose meravigliose».
Infine, la copertina di ‘I Belong to the Sky’ è “Nimbus de Toekomst 1” di Berndnaut Smilde. Gabriel racconta di esserne rimasto colpito per quella “nuvola portata dentro”, simbolo della fusione tra mondo esterno e mondo interiore. Solo successivamente ha scoperto che anche l’artista associava le nuvole ai sogni e al futuro: una coincidenza che gli è sembrata perfettamente in sintonia con il significato della canzone.

Andiamo ancora indietro, siamo al 31 maggio e il brano che ci consegna questa luna piena è ‘A Hard Lesson’ ed è il brano più ‘vecchio’ dell’intero progetto, essendo nato alla fine degli Anni Ottanta o al massimo all’inizio degli Anni Novanta, quando era in Senegal. «Mi stavo innamorando della musica che ascoltavo lì – racconta Gabriel – amavo la tensione creata dai poliritmi e, quindi, quello è stato l’inizio di questa canzone», che definisce «eccentrica, strana, lunga, ma è un viaggio». Un viaggio che ha risentito in positivo di tanti contributi che hanno reso il brano decisamente interessante.
A livello del testo, parla del tentativo di trovare un posto, il proprio posto.
Per quanto concerne l’immagine di copertina, proviene dal film “Cuentos Patrioticos” di Francis Alÿs. Gabriel racconta di esserne stato colpito immediatamente, senza una spiegazione razionale: “Sembrava parlare di un luogo”, motivo per cui gli è sembrata perfetta per accompagnare il brano.

Stesso mese, ma seconda luna piena a maggio: il 1° maggio, infatti, abbiamo avuto la Luna dei Fiori che ci ha portato il quinto brano di questo nuovo album ‘Won’t Stand Down’. La canzone prende le mosse dalla creazione di ‘The Elders org’: «un gruppo di persone straordinarie», come le definisce Gabriel che ha avuto questa idea assieme a Richard Branson per quello che è un progetto sicuramente visionario, ma che ha avuto un relativo riscontro nella realtà. «La loro forza – spiega Gabriel – non si basa sul potere militare, economico o politico, ma sull’autorità morale che deriva dall’aver vissuto vite straordinarie e altruiste. E’ un tema – prosegue – di cui volevo parlare, scrivere e incoraggiare, perché là fuori, in molti luoghi la situazione è piuttosto cupa e credo che abbiamo bisogno di persone che possano dare una spinta sia a noi, sia ai nostri leader, mantenendo vivi  alcuni valori di giustizia, compassione e democrazia». Secondo Gabriel queste persone posssono reagire in modo migliore a immagini positive del futuro, piuttosto che a quelle negative.  «Al momento – dice – non vediamo molte visioni positive del futuro, o almeno non vengono proiettate con la stessa forza di quelle negative, quindi credo sia davvero importante iniziare a cercare visioni a cui aspirare e persone che possano fornirle». Musicalmente parlando si ispira a Marvin Gaye di cui Gabriel ha sempre ammirato i ritmi e, per questo, ammette di aver cercato di portare quei suoni in questo brano, dandole comunque, al tempo stesso, la possibilità di evolversi in qualcosa ddi diverso: «Penso sia una buona performance della band – conclude – nel senso che non è costruita nel tempo con molti strati diversi, quindi risulta più viva e con questo pezzo, più che con qualsiasi altro dell’album, volevo ci fosse un’emozione vera, soprattutto dal vivo».
Infine, l’immagine che illustra ‘Won’t Stand Down’ realizzata da Shirin Neshat e proviene dalla sua opera ‘Faith’: un’immagine che Gabriel definisce «bella, potente e poetica: due paia di mani che, per me, rappresentano il bisogno di proteggere. Di proteggere un futuro positivo per i nostri figli. Questo è ciò che percepisco dall’immagine».

Andiamo ancora indietro e ci fermiamo al 2 aprile quando la luna piena ci porta ‘Till Your Mind is Shining’, quarta traccia di ‘O/I’ che Gabriel definisce ‘la canzone più vicina al pop di questo disco’. «Il brano è nato da una sequenza di accordi che mi piaceva e mi sembrava piuttosto pop e giocosa, quindi ho continuato a lavorarci finché non ho ottenuto qualcosa. Di tutte le canzoni che ho scritto per ‘I/O’ e ‘O/I’, questa è probabilmente la più pop per me. In un certo senso mi riporta ai tempi della scuola, perché prima dei Genesis cercavamo di essere più autori di canzoni pop o soul e R&B. Credo che questa canzone mi ricolleghi ad alcune di queste radini e al tipo di musica su cui lavoravo allora e che cercavo di padroneggiare». Come oramai si è capito, anche in questo caso, la canzone ha un’evoluzione piuttosto lunga che nasce anni e anni fa, per evolversi nel tempo in quello che sentiamo oggi. «Mi è piaciuto molto cantare questo brano – afferma l’autore – soprattutto il finale e credo che anche la band si sia divertita a suonarlo».
Per quanto riguarda il testo, ci dice di essere sempre stato affascinato dalla coscienza e dai tentativi di comprenderne l’origine, così come dalle recenti ricerche sulla senzienza di animali e piante. «In un certo senso – spiega – si tratta di aprire la mente e di entrare in contatto con noi stessi per comprendere un po’ meglio noi stessi e il mondo in cui viviamo, con la speranza di poter rispondere in modo più compassionevole e responsabile».
L’opera scelta è “Warp Time with Warp Self n.2” di Tatsuo Miyajima. Gabriel vi legge l’incontro tra dati, tempo e intelligenza artificiale da un lato e il viaggio interiore dall’altro: una fusione che, a suo avviso, rappresenta perfettamente il senso della canzone.

Marzo è quello della Luna di Sangue o del Verme ed è avvenuta il 3 marzo, sulle note di ‘What Lies Ahead’. Si tratta di uno dei brani suonati senza parole durante il ‘Back to Front Tour’: «Il brano inizia con una melodia che stava suonando mio figlio Isaac e ho pensato ‘che bella, potrei trasformarla in qualcosa’». Grazie all’apporto dei musicisti scandinavi che hanno collaborato con Gabriel e a John Metcalfe e grazie ai suggerimenti di Brian Eno, l’atmosfera di questo brano, secondo l’autore è «davvero strana, potente ed emozionante». E prosegue: «Mi è sempre piaciuta la musica spirituale e ispiratrice, perché a volte le persone raggiungono un luogo diverso quando si allontanano da sé e si concentrano su questa sensazione di qualcosa di diverso là fuori. Anche se non sono religioso, ne provo sicuramente la sensazione ed è quello che speravo di ottenere con il coro in prima linea, che ti catapulta subito in un altro mondo».
Il testo, invece, è dedicato agli inventori e alle invenzioni: «Mio padre era un ingegnere elettrico e un inventore: l’ho visto affrontare le frustrazioni non solo nel tentativo di realizzare un’idea, ma anche nel doverla venderee sia a chi ha i soldi che al mondo esterno». Da questo nasce la curiosità di conoscere il processo creativo e come si applica agli inventori, cosa che indaga in questo testo.
L’opera usata per questo brano è di Judy Chicago e richiama il momento della nascita e diventa, nelle parole di Gabriel, una metafora della nascita di un’idea. Da qui il collegamento con una riflessione di Gaetano Pesce sulla bellezza dell’imperfezione e con la necessità di preservare spazi di pensiero libero in un mondo sempre più artificiale.

Siamo quasi arrivati al termine di questo viaggio indietro nel tempo e siamo al brano di febbraio, ‘Put the Bucket Down’, uscito nel giorno della Luna Piena di Neve, il 1° febbraio. Brano orecchiabile e contagioso, evoca immagini oniriche di telepatia, lettura e scrittura del pensiero, tutte capacità rese possibili dall’interfaccia cervello-computer e che ci consegna un personaggio – nella persona dello stesso Gabriel – molto confuso. «Come progetto secondario, sto lavorando – racconta Gabriel – a uno spettacolo con il cervello come nucleo centrale e ci sono diverse canzoni su questo e sull’album che lo ha preceduto che ne faranno parte. Questa è una di quelle e rappresenta un punto della narrazione in cui possiamo sia leggere che scrivere i pensieri e la persona che canta non è sicura se i pensieri siano suoi o meno. E’ dentro la sua mente o dentro quella di qualcun altro?».
Il secchio del titolo rappresenta tutta la spazzatura che ci frulla in testa in continuazione e, quindi, si tratta di posare il secchio e svuotarlo, per trovare la strada da percorrere. Dal punto di vista musicale, il brano parte da alcuni elementi ritmici attorno ai quali ha iniziato  lavorare: «La parte principale della canzone è costituita dal lavoro mio e della band, ma durante le sessioni con l’orchestra ho chiesto a John Metcalfe di inventare una parte, scarabocchiata in studio il giorno stesso, che è incredibilmente semplice, ma si adatta perfettamente al brano».L’immagine è “Cosmic Spider/Web” di Tomás Saraceno, realizzata insieme a tre specie di ragni è quella che accompagna questo brano. Gabriel vi ritrova un parallelismo tra le ragnatele, il cervello e le connessioni della natura, perfettamente coerente con il concept del brano.

E siamo arrivati alla fine di questo viaggio, a ‘Been Undone’, dove potete leggere ampiamente qua: https://bit.ly/4pdjj97

Adesso non resta che dire che la luna nuova, ogni mese, porta con sé la ‘dark-side’ del brano o la ‘bright’, a seconda di cosa è uscito prima. Anche questo è già stato sperimentato ai tempi di ‘I/O’: spesso le versioni differiscono veramente di poco, in qualche caso, però la differenza si sente e la preferenza è lasciata davvero ai gusti personali.

Resta il fatto di queste uscite mensili a cui Peter Gabriel sembra molto affezionato, ma che rischiano comunque di togliere la sorpresa di un nuovo disco e la soddisfazione di un ascolto dall’inizio alla fine, seguendo un discorso che comunque si sta sviluppando. Giusto? Sbagliato? Difficile dare una risposta univoca: se lo fa avrà i suoi buoni motivi. Sicuramente, all’uscita non sarà più un ‘disco nuovo’, ma sarà solo il completamento di un percorso.

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