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Raiz e la paternità raccontata in “Rosa”, tra musica, danza e Capodimonte

“Rosa” è la nuova versione del brano scritto da Raiz per la quarta stagione di Mare Fuori, la serie tv in cui interpreta Don Salvatore Ricci. La canzone, che unisce il mondo della fiction alla vita reale dell’artista, è accompagnata da un videoclip girato interamente tra i maestosi saloni del Museo e Real Bosco di Capodimonte, con regia e coreografia di Alessandra Sorrentino.

Nel video, Raiz segue i passi di sua figlia Lea, muovendosi in spazi carichi di storia e bellezza. La scelta degli ambienti non è casuale: per Eike Schmidt, direttore del museo, il progetto trasforma la Reggia in un luogo in cui la performance artistica valorizza il patrimonio storico, immaginando una nuova storia fatta di amore e rispetto, dove un padre e una figlia danzano insieme nella bellezza del luogo.

Il testo di “Rosa” ha per Raiz una duplice chiave di lettura. Nato come omaggio al personaggio di Rosa Ricci nella fiction, immagina per lei un futuro sereno e luminoso, ma allo stesso tempo si ispira alla figlia Lea Della Volpe, che diventa musa reale e cuore pulsante del brano. Raiz spiega che la canzone parla della genitorialità e del legame esclusivo che unisce padre e figlia in momenti difficili, descrivendo un sogno in cui immagina la figlia da adulta, mentre cammina ancora con la sua mano nella mano, affrontando la vita con la forza di cambiare il proprio futuro lasciandosi alle spalle l’oscurità. Quella stessa immagine, pensata inizialmente per i personaggi della serie, rispecchia anche le vicissitudini private dell’artista, dimostrando come ogni espressione creativa nasca sempre dall’introspezione.

Alessandra Sorrentino racconta che la regia è nata dall’immagine di Raiz in posizione fetale al centro del Salone delle Feste, un corpo adulto raccolto in uno spazio immenso, come caduto dall’alto fino all’origine. Da qui si sviluppa un percorso danzato insieme a Lea, un organismo unico in cui tenerezza e conflitto si fondono senza confini. La paternità diventa così metafora di un viaggio verso il Bello inesplorato, dove il gesto diventa voce e ciò che non può essere espresso a parole trova finalmente corpo e casa.

Tra fantasia e introspezione, tra fiction e realtà, “Rosa” conferma la capacità di Raiz di trasformare la musica in un ponte emotivo tra generazioni e spazi iconici della cultura italiana, fondendo racconto, sentimento e arte performativa in un’esperienza unica.

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