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Si riparano ricordi: Piotta tra memoria, dolore e rinascita musicale

Piotta

Con Si riparano ricordi, Tommaso Zanello, in arte Piotta, prosegue un percorso artistico che negli ultimi anni lo ha portato a spostare progressivamente il proprio baricentro espressivo verso una scrittura più introspettiva, emotiva e stratificata. Il nuovo album si colloca in una zona di confine sempre più definita tra rap e canzone d’autore, confermando la volontà dell’artista romano di lavorare sulla parola come spazio di elaborazione personale e riflessione narrativa.

Fin dal titolo, il disco si presenta come un lavoro centrato sull’idea della ricomposizione, della cura e del confronto con una frattura profonda. Il riferimento alla perdita del fratello Fabio, figura già centrale nel precedente ’Na notte infame, attraversa infatti l’intero progetto, diventando il nucleo emotivo attorno a cui ruotano testi, immagini e suggestioni sonore. La sua presenza non resta sullo sfondo, ma si manifesta in modo costante nelle dodici tracce, sia come memoria evocata sia come elemento concreto che continua a dialogare con la scrittura di Zanello.

In Si riparano ricordi, la musica assume così una funzione trasformativa, diventando strumento di accettazione e ridefinizione del sé. In questo senso, il disco sembra muoversi lungo una traiettoria vicina all’idea del kintsugi, la pratica giapponese che valorizza le crepe invece di nasconderle: un’immagine che ben sintetizza il senso del lavoro, costruito non sulla rimozione del dolore ma sulla sua integrazione all’interno di una nuova forma espressiva. A sostenere questa direzione torna la collaborazione con Francesco Santalucia, compositore e pianista con cui Piotta intreccia una scrittura musicale che alterna impianto classico e arrangiamenti contemporanei, muovendosi con naturalezza tra acustica, elettronica e suggestioni cinematiche.

L’album si apre con Poemetto spurio, introduzione che mette subito in evidenza una tensione poetica e raccolta, sostenuta da un pianoforte essenziale e fortemente evocativo. In Più a fondo, il dialogo con Simone Cristicchi amplia ulteriormente la dimensione introspettiva del disco, mentre E così te ne vai si distingue per un impianto emotivo più marcato, capace di fondere malinconia e apertura, in un equilibrio che evita il compiacimento e lascia spazio a una forma di luce trattenuta.

Accanto ai brani più raccolti, il disco mantiene una componente ritmica e urbana che riafferma il legame di Piotta con la propria matrice hip hop. Tracce come Alla ricerca del sé e la title track Si riparano ricordi mostrano una scrittura che continua a cercare dinamismo e scansione, inserendo all’interno del flusso anche riferimenti letterari e riflessioni più articolate. In Pezzi di vetro, arricchita dalla partecipazione di Giuliano Logos, e in Colori, con Remo Remotti, il disco apre invece a una contaminazione più evidente tra parola poetica, suggestione urbana e sensibilità visiva, elementi che da tempo fanno parte dell’universo artistico di Zanello.

Uno dei momenti più significativi del progetto arriva con Quante notti ancora, dove l’incontro tra rap, fisarmonica, chitarra folk e memoria collettiva si traduce in un omaggio all’amicizia e alla storia dell’hip hop italiano. La presenza di Tormento e Frankie hi-nrg mc non ha soltanto un valore simbolico, ma contribuisce a costruire un brano che mette in relazione vissuto personale e appartenenza culturale, saldando il tono intimo dell’album con la sua dimensione più comunitaria.

La stessa logica di dialogo tra epoche e linguaggi attraversa anche Siamo noi, impreziosita dalla tromba di Fabrizio Bosso e costruita insieme a Manuel Finotti, e Non c’è più l’Amerika, dove Piotta lavora sulla memoria musicale e culturale attraverso un confronto ideale con Piero Ciampi. In questo caso, l’intervento sulla linea vocale del cantautore toscano non si limita alla citazione, ma diventa un modo per attivare una continuità poetica tra generazioni e sensibilità diverse, nel segno di una libertà espressiva condivisa.

A completare il quadro ci sono anche Ecchime, realizzata con Davide Toffolo e legata alla figura di Pier Paolo Pasolini, e Me ne andavo da quella Roma, rilettura corale del repertorio di Remo Remotti che coinvolge una lunga serie di voci provenienti da ambiti differenti, dal cinema alla canzone d’autore fino al nuovo pop urbano. Due episodi che, pur nella loro natura diversa, contribuiscono a chiarire uno degli aspetti più interessanti del disco: la capacità di Piotta di tenere insieme memoria personale, radici culturali e desiderio di confronto, senza perdere coerenza.

Con Si riparano ricordi, Piotta costruisce quindi un lavoro che non si limita al racconto autobiografico, ma trasforma l’esperienza della perdita in un dispositivo artistico più ampio, capace di intrecciare dolore, memoria, musica e identità. Ne emerge un album che conferma la maturità di un autore sempre più interessato a usare il rap come forma aperta, in dialogo con la poesia, la canzone e la narrazione del vissuto.

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