Il 12 giugno uscirà per Temporary Residence Snowdrop, il tredicesimo album in studio dei Mono, quartetto di Tokyo tra i gruppi rock sperimentali giapponesi più influenti degli ultimi decenni. Il disco si costruisce attorno a un’idea precisa: la gratitudine verso chi non c’è più, e il tentativo di trasformare il dolore della perdita in qualcosa che assomigli alla speranza.
Il punto di partenza è biografico. Quando i Mono registrarono Oath con Steve Albini — produttore storico della band, con cui avevano lavorato per buona parte della loro carriera — nessuno immaginava che sarebbe stato il loro ultimo lavoro insieme. Albini è morto nel 2024, lasciando un vuoto che va ben oltre la sfera personale: nel corso di quarant’anni aveva contribuito a dare forma a migliaia di dischi, portando in studio un approccio che metteva l’arte al centro e gli artisti al riparo da qualsiasi compromesso.
Per i Mono, la sua assenza aveva anche una dimensione pratica molto concreta: Albini era diventato parte integrante del loro suono, e l’idea di trovare qualcuno in grado di raccogliere quella eredità era, ammettono loro stessi, scoraggiante. La scelta è ricaduta su Brad Wood, produttore con un lungo curriculum che include Touché Amoré e gli Smashing Pumpkins, e soprattutto un’amicizia pluridecennale con Albini. La registrazione si è svolta all’Electrical Audio di Chicago, lo studio fondato dallo stesso Albini, dove i Mono avevano già inciso gran parte dei loro lavori precedenti.
Con Wood alla produzione e Chad McCullough come direttore d’orchestra e arrangiatore — già collaboratore della band — il gruppo ha registrato otto brani con un ensemble di dieci elementi e un coro di otto voci. Il risultato è stato poi mixato da Wood nel suo studio Seagrass di Los Angeles.
Il titolo e l’immaginario del disco si muovono attorno al linguaggio dei fiori, una tradizione simbolica che la band ha usato per costruire l’architettura emotiva dell’album. Ogni brano porta nel titolo il nome di un fiore associato culturalmente al commiato e alla memoria. “Ogni fiore porta con sé un linguaggio unico”, spiegano i Mono. “La nostra speranza è che questo disco possa essere una fonte di luce e speranza per chi ha perso una persona cara.”
Il primo brano estratto, “Winter Daphne”, è accompagnato da una nota della band che ne chiarisce l’ispirazione: nel linguaggio dei fiori, la dafne invernale rappresenta l’ultimo slancio vitale, la gloria e l’eternità. “Nel momento imminente dell’ultimo saluto”, scrivono, “la vita è esplosa con un senso d’orgoglio. I ricordi condivisi sono riaffiorati come in una lanterna magica. Poi, lentamente, è arrivata la quiete.”
Snowdrop non è un album di lutto nel senso convenzionale del termine. Pur nascendo da una perdita reale e dichiarata, il disco si orienta verso qualcos’altro: “Piuttosto che indugiare nel dolore”, dice la band, “emerge una toccante celebrazione della vita condivisa con un caro amico — e un desiderio verso ciò che potrebbe venire.” La scelta di registrare nello stesso studio in cui era nata la maggior parte della loro discografia, in un certo senso, sembra confermare questa intenzione: non un’interruzione, ma una continuità cercata e voluta.
TRACKLIST
01. Snowdrop
02. Winter Daphne
03. Gerbera
04. Statice
05. Herdera
06. Shion
07. Bells of Ireland
08. Farewell to Spring
INFO
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