Con “Shogi Ana”, Sulaf prosegue il percorso che conduce a “ABA”, il suo primo album per Real World Records, confermandosi come una delle voci più affascinanti emerse negli ultimi anni dalla scena musicale africana contemporanea. Cantante e suonatrice di oud originaria del Sudan, Sulaf costruisce una proposta artistica capace di intrecciare tradizione e ricerca, radici culturali e sensibilità contemporanea.
Il nuovo singolo rappresenta una sintesi efficace di questa visione. Cantato in arabo e attraversato da immagini di viaggio, devozione e desiderio spirituale, “Shogi Ana” si sviluppa come un brano sospeso tra intimità e trascendenza. La voce dell’artista emerge inizialmente in modo raccolto e quasi sussurrato, per poi espandersi gradualmente all’interno di un tessuto sonoro fatto di stratificazioni vocali, atmosfere avvolgenti e una tensione emotiva costante.
Al centro della canzone si trova una riflessione sul desiderio, inteso non soltanto come nostalgia o mancanza, ma come ricerca di umanità e significato. Per Sulaf, il brano è profondamente legato alla memoria familiare e alle figure che hanno accompagnato la sua crescita. Ogni interpretazione di “Shogi Ana” richiama infatti il ricordo della madre e di quel senso di appartenenza che continua a sopravvivere anche quando la distanza geografica diventa incolmabile.
Questa dimensione attraversa l’intero progetto “ABA”, un album che nasce dall’esperienza dell’esilio e dalla necessità di ridefinire il concetto di casa. Quando nel 2022 Sulaf lasciò il Sudan per trasferirsi a Parigi, immaginava un soggiorno temporaneo dedicato alla ricerca artistica. Gli eventi successivi trasformarono però quel viaggio in una separazione forzata dal proprio Paese, una condizione che avrebbe inevitabilmente influenzato la scrittura del disco.
“ABA” prende il nome dal bisnonno dell’artista, Abdelazim Sayed Ahmed, conosciuto come Aba, poeta e musicista sufi le cui parole rappresentano uno dei riferimenti centrali dell’opera. Alcuni suoi versi sono presenti anche nel nuovo singolo e diventano il filo conduttore di una narrazione che attraversa legami familiari, partenze, assenze e ritorni immaginati. La sua eredità poetica offre a Sulaf un punto di riferimento attraverso cui leggere il presente e dare forma a una riflessione più ampia sull’identità e sull’appartenenza.
Dal punto di vista musicale, il disco intreccia ritmi e strutture della tradizione sudanese – con richiami alle antiche culture nubiane e alle sonorità dell’Africa subsahariana – a produzioni contemporanee dal carattere cinematografico e rétro-moderno. Il risultato è un linguaggio che guarda contemporaneamente al passato e al futuro, sviluppato insieme al produttore e musicista francese Maxime Kosinetz.
La crescita artistica di Sulaf è stata accompagnata anche da importanti collaborazioni internazionali. L’artista ha condiviso il palco con i Tinariwen, pionieri del desert blues, partecipando inoltre come voce solista al loro ultimo album. Un percorso che testimonia la crescente attenzione internazionale nei confronti della sua musica e della sua capacità di costruire ponti tra tradizioni differenti.
Con “ABA”, Sulaf si presenta come una figura capace di dare nuova voce a un patrimonio culturale antico senza rinunciare alla sperimentazione. Lei stessa definisce la propria musica come un “veicolo per i canti delle donne del Sudan”: una definizione che restituisce il senso profondo di un progetto in cui memoria, identità e innovazione convivono in equilibrio. “Shogi Ana” ne rappresenta una delle espressioni più evocative, trasformando il desiderio di casa in una riflessione universale sul bisogno di appartenenza e sulla ricerca della bontà in tempi incerti.
