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Tra passato e mutazione: l’universo di “Eudaimonia” di Picciony

“Eudaimonia” segna l’esordio solista di Picciony, progetto di Marco Piccioni costruito dopo le esperienze in ambito band. Il titolo, preso dalla filosofia greca, introduce un lavoro che prova a interrogare il presente partendo da un accumulo di vissuti musicali, culturali e generazionali.

L’album si sviluppa come una riflessione sulle trasformazioni del linguaggio musicale e, più in generale, dei codici espressivi contemporanei. Senza soffermarsi su riferimenti puntuali a strumenti o piattaforme, il disco suggerisce uno scarto evidente tra passato e presente, mettendo in relazione pratiche e sensibilità diverse. Ne emerge un impianto che guarda contemporaneamente indietro e avanti, cercando una forma di continuità dentro un contesto in rapido mutamento.

Sul piano sonoro, “Eudaimonia” si muove per contrasti. L’eredità del cantautorato italiano e del rock anni Novanta viene rielaborata attraverso una scrittura che si apre a soluzioni elettroniche e a un’estetica volutamente stratificata. Il risultato è un linguaggio che oscilla tra ironia e disincanto, spesso vicino a un registro quasi kitsch, utilizzato però come superficie dietro cui si intravede una tensione più profonda.

I sette brani che compongono il disco funzionano come variazioni su questo equilibrio instabile. “Il Matto” incrocia dubstep, rock ed electro, mentre “Non me ne frega un beep” alleggerisce il tono con una struttura pop contaminata. “30 anni” si colloca su un versante più malinconico, recuperando elementi del cantautorato, mentre “Allez Chèrie” lavora su una dimensione ritmica di matrice dance e funk. “Vedrai” alterna momenti raccolti e aperture più ampie, “Sono nel prime” si sviluppa come una forma recitata che evolve in chiave rock, e la title track chiude il percorso con una sintesi tra pop, elettronica e tensione melodica.

Alla base del progetto c’è anche una riflessione esplicita sul rapporto tra creatività ed eccesso di perfezione formale. Il disco mette in discussione un sistema che tende a produrre contenuti levigati, opponendo a questa logica il valore dell’errore, dell’imperfezione e di una componente emotiva non filtrata. In questo senso, la scrittura di Picciony si inserisce in una tradizione italiana capace di alternare leggerezza e profondità, mantenendo uno sguardo critico ma non privo di ironia.

Questo approccio trova un corrispettivo anche nell’immaginario visivo associato al progetto, dove elementi artigianali vengono trasformati e rielaborati in chiave contemporanea. L’estetica risultante, segnata da distorsioni e instabilità, rafforza uno dei nuclei centrali del disco: l’errore come spazio espressivo e come traccia di umanità all’interno di un sistema sempre più standardizzato.

INFO:
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https://www.instagram.com/picciony.glitchparty/
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